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Oltre il muro: il Panathlon rimette i giovani al centro della vita

  21 Settembre 2026

Dall’isolamento digitale all’inclusione, dal diritto di divertirsi alla possibilità di non diventare campioni: il Club Neapolis costruisce sul territorio una nuova alleanza educativa tra famiglie, scuole e associazioni

In una società nella quale sempre più giovani rischiano di sentirsi soli, sottoposti alla pressione del risultato e intrappolati in relazioni prevalentemente digitali, lo sport può tornare a essere molto più di una competizione: uno spazio nel quale incontrarsi, riconoscersi, imparare a rispettare gli altri e ritrovare fiducia in sé stessi.

È questa la sfida che il Panathlon International porta avanti attraverso i suoi club territoriali, promuovendo l’etica sportiva, il fair play, l’inclusione e la formazione delle nuove generazioni. Un impegno che il Panathlon Club Neapolis, presieduto da Maurizio Avallone, sta traducendo in progetti concreti e nuove collaborazioni sul territorio campano.

“Lo sport non deve selezionare i giovani, ma accoglierli. Il nostro compito è creare luoghi nei quali ogni ragazzo possa sentirsi rispettato, accompagnato e libero di esprimere le proprie capacità, senza essere schiacciato dall’obbligo di vincere”, afferma Avallone.

Uno dei riferimenti fondamentali dell’azione panathletica è la “Carta dei Diritti del Ragazzo nello Sport”, che riconosce a ogni giovane il diritto di praticare sport, divertirsi, giocare e vivere in un ambiente salutare e sicuro. La Carta stabilisce inoltre il diritto a essere trattati con dignità, allenati da persone competenti e coinvolti in attività adeguate all’età, al ritmo di crescita e alle capacità individuali. Prevede competizioni equilibrate, periodi di riposo appropriati e, soprattutto, un principio tanto semplice quanto rivoluzionario: ogni ragazzo deve avere la possibilità di diventare un campione, oppure di non esserlo.

“Quella frase racchiude il senso più autentico dello sport giovanile – sottolinea il presidente del Panathlon Club Neapolis -. Un ragazzo non vale meno perché non sale su un podio. Il risultato più importante è aiutarlo a crescere, a stare bene con gli altri, ad affrontare una sconfitta e a comprendere che il rispetto viene prima del successo”.

Il Panathlon richiama così allenatori, dirigenti e famiglie alla responsabilità di proteggere i ragazzi dalle pressioni eccessive, dall’agonismo esasperato e da modelli educativi fondati esclusivamente sulla prestazione.

L’impegno assume un significato ancora più importante davanti alla crescita di fenomeni di ritiro sociale come quello degli hikikomori, adolescenti e giovani adulti che scelgono progressivamente di chiudersi in casa, interrompendo la frequenza scolastica, le relazioni personali e ogni contatto diretto con il mondo esterno. L’isolamento fisico è spesso accompagnato da un uso intensivo di internet, videogiochi e social network, che diventano l’unico canale di comunicazione, e da una radicale inversione dei ritmi quotidiani, con il sonno durante il giorno e una vita prevalentemente notturna.

“Non possiamo limitarci a giudicare un ragazzo che si chiude nella propria stanza – osserva Avallone -. Dobbiamo chiederci quale disagio stia vivendo e quali occasioni di relazione gli stiano mancando. Lo sport, quando è proposto con competenza e sensibilità, può rappresentare una porta aperta verso gli altri e verso una nuova percezione di sé”.

La pratica sportiva non costituisce da sola una soluzione a situazioni complesse, ma può offrire un contesto protetto, scandito da regole comprensibili, obiettivi graduali, relazioni reali e senso di appartenenza. Può diventare un presidio educativo anche contro bullismo, violenza, scommesse online, doping e abbandono precoce dell’attività fisica.

La visione del Panathlon Club Neapolis si concretizza anche attraverso accordi con associazioni ed enti impegnati nell’inclusione. Il Club ha stipulato un protocollo d’intesa con l’Associazione Sportiva Dilettantistica NOIVED, Non ed Ipovedenti Napoli, con l’obiettivo di favorire l’avviamento e la pratica sportiva dei ragazzi non vedenti e ipovedenti e di promuovere una maggiore accessibilità delle strutture destinate allo sport.

“L’inclusione non può restare una parola da utilizzare nei convegni – dichiara Avallone -. Deve tradursi nella possibilità concreta di entrare in un impianto, trovare istruttori preparati, disporre degli strumenti necessari e partecipare alle attività insieme agli altri. Una società è davvero inclusiva quando nessun ragazzo deve domandarsi se lo sport sia anche per lui”.

Si inserisce nella stessa direzione il percorso avviato con il Comitato regionale Campania e Basilicata della Federazione Italiana Canoa Kayak e con AGESCI Campania Nautici, finalizzato alla realizzazione di attività sportive, formative, sociali e culturali.

Il mare e l’acqua diventano così ambienti educativi nei quali sviluppare autonomia, collaborazione, responsabilità e rispetto della natura, creando sinergie tra le realtà che operano per il benessere delle nuove generazioni.

Prosegue, inoltre, il rapporto con l’associazione Accavallo, attiva nell’Ippodromo di Agnano nel campo della riabilitazione equestre. Il contatto con il cavallo e le attività assistite possono offrire occasioni preziose di relazione, fiducia e sviluppo delle capacità personali.

I club Panathlon collaborano con scuole, amministrazioni locali, federazioni e associazioni per organizzare giornate dedicate allo sport e all’inclusione, progetti creativi sul rispetto delle regole e incontri rivolti ai genitori, definiti spesso “la medaglia invisibile” dei giovani atleti.

Particolare attenzione viene riservata anche agli studenti-atleti, attraverso premi e riconoscimenti destinati ai ragazzi capaci di conciliare l’impegno scolastico con quello sportivo.

“Non dobbiamo chiedere ai giovani di scegliere tra studio e sport – sostiene Avallone -. Dobbiamo costruire condizioni che permettano loro di vivere entrambe le esperienze. La disciplina appresa durante un allenamento può aiutare nello studio, così come la cultura rende un atleta più consapevole, responsabile e libero”.

È un progetto educativo che coinvolge l’intera comunità. Allenatori preparati, famiglie capaci di sostenere senza esasperare le aspettative, scuole disponibili al dialogo e istituzioni attente possono formare una vera squadra intorno ai giovani.

Nato per promuovere la cultura e l’etica sportiva, il Panathlon continua dunque a considerare lo sport uno strumento di formazione della persona. Il suo motto, “Ludis Iungit”, uniti dallo sport, acquista oggi un significato particolarmente attuale: costruire legami in un tempo nel quale molti ragazzi rischiano di perderli.

“La sfida decisiva non è conquistare una medaglia in più – conclude Maurizio Avallone -. È riuscire a coinvolgere un giovane che si sente escluso, restituire fiducia a chi sta pensando di abbandonare e far comprendere a ogni ragazzo che esiste un posto nel quale può essere accolto. Quando lo sport riesce a fare questo, ha già ottenuto la sua vittoria più grande”.

Puoi trovare l’articolo sulla rivista dodicimagazine su : https://www.yumpu.com/it/ArchitestoSrl

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