Crescere in campo, vincere nella vita
13 Settembre 2026
Perché l’attività sportiva aiuta i nostri ragazzi a diventare più forti, responsabili e sicuri di sé
di Alberto Vito *
L'antico motto latino, "mens sana in corpore sano", tratto dagli scritti del poeta Giovenale, mantiene ancora intatta la sua saggezza. Infatti, soprattutto se riferito ai più giovani, è indubbio quanto la pratica sportiva consenta diversi benefici psicologici.
Il primo riguarda la dimensione relazionale, ovvero la possibilità di fare gruppo, di essere squadra, di sviluppare amicizie nuove in modo sano e costruttivo. Il discorso interessa ovviamente le discipline collettive, come il basket, la pallavolo, la pallanuoto, ma esso vale anche per gli sport individuali, che, in ogni caso, si praticano in contesti di gruppo, insieme ad appartenenti alla stessa associazione.
Altro aspetto molto importante è quello di evitare il vittimismo. Se un bambino cade mentre gioca, scivola o subisce un lieve colpo, un bravo coach o istruttore, dopo aver verificato l'entità del fatto, invita il giovane atleta a riprendere a giocare, senza minimizzare ma senza nemmeno fare drammi. Così, l'allievo impara a stringere i denti, ad andare avanti superando il dolore, ad evitare piagnistei. E questo mi sembra particolarmente utile per coloro che sono un po' viziati, abituati ad essere sempre accontentati in famiglia.
Ancora, è assai utile una sana competizione, in grado di insegnare ad impegnarsi per raggiungere un obiettivo, ad avere continuità negli allenamenti, anche quando possono risultare noiosi e ripetitivi, ad acquisire metodo e disciplina. Ma è essenziale anche l'altra metà della questione, ovvero imparare a saper perdere. Nello sport, come nella vita, la sconfitta è un'eventualità sempre possibile che va accettata, magari riconoscendo i meriti degli avversari o utilizzandola per ripartire con maggiore determinazione.
Con un esempio che riguarda i professionisti, consiglio di ascoltare le parole di Djokovic dopo la sconfitta subita da Sinner nella semifinale di Wimbledon. Il campione più anziano ha riconosciuto la superiorità del più giovane, descrivendo con obiettività e competenza gli aspetti decisivi della sfida, pur senza negare che avrebbe desiderato un esito diverso.
Ancora, lo sport è molto importante perché rafforza l'aspetto motivazionale. Migliorare il proprio tempo nel nuoto o nella corsa, aumentare la precisione nel tiro dell'arco, segnare un canestro probabilmente sono obiettivi di scarsa importanza dal punto di vista del contenuto generale. Non si tratta certo di questioni di vita o di morte, o con rilevanza sociale. Eppure, proprio ai più giovani, fissare obiettivi del genere consente di acquisire un metodo. Ed è questo quello che conta. Vanno rispettate le esigenze di ogni età. Attraverso il gioco, ponendo obiettivi alla loro portata, si insegna ai più giovani ad avere fiducia in sé stessi e che l'impegno premia.
Infine, probabilmente con la sola eccezione del calcio, in cui possono talvolta entrare in gioco variabili sociali extrasportive, per tutte le altre discipline le ragazze e i ragazzi si avvicinano allo sport solo per divertirsi, per giocare e per coltivare una passione nascente che, in taluni casi, può durare tutta la vita. Gli adulti devono rispettare questa voglia di divertimento, senza caricare i figli di inutili pressioni legate alla necessità del risultato. Questo, insieme all'opportunità relazionale di creare nuove amicizie, mi sembra l'aspetto più rilevante.
È essenziale, per vivere bene, imparare a rispettare le proprie passioni, trasformandole in qualcosa di utile alla propria crescita e al proprio benessere. Questo è l'insegnamento più importante che lo sport può dare ai nostri ragazzi, in un'epoca di disillusioni, di possesso a volte esagerato, di incapacità a gestire la noia.
(*) Psicologo, Psicoterapeuta, Sociologo
Puoi trovare l’articolo sulla rivista dodicimagazine su : https://www.yumpu.com/it/ArchitestoSrl