Sport

home > Sport> Arcieria Partenopea: L’arte di colpire il bersaglio

Arcieria Partenopea: L’arte di colpire il bersaglio

  07 Ottobre 2026

Napoli prende la mira: storia e futuro di una disciplina che allena corpo e mente

di Alessia Assediato

Prima di colpire un bersaglio bisogna imparare a controllare sé stessi. È questa l’essenza del tiro con l’arco, disciplina che unisce precisione, concentrazione e consapevolezza del proprio corpo. Nato come abilità legata alla sopravvivenza, questo sport dalle origini antichissime continua ad affascinare persone di ogni età e, a Napoli, trova uno dei suoi principali punti di riferimento nell’Arcieria Partenopea, associazione che da oltre cinquant’anni promuove e diffonde questa disciplina nel Mezzogiorno.

Fondata nel 1972 con il nome di Compagnia Arcieri Napoletani, è la prima associazione di tiro con l’arco dell’Italia meridionale. Affiliata alla FITARCO nel 1973, ha contribuito alla crescita del movimento arcieristico nel Sud Italia, formando tecnici federali e favorendo la nascita di nuove realtà in Puglia, Basilicata e Molise.

Nel corso della sua storia l’Arcieria Partenopea ha scritto pagine importanti del tiro con l’arco italiano. Tra le figure simbolo dell’associazione spicca Lucia Nocerino, protagonista di importanti risultati agonistici: nel 1976, durante un torneo nazionale a Taormina, stabilì un primato storico sulla distanza dei trenta metri, conquistando nello stesso anno la convocazione nella squadra azzurra e partecipando ai Campionati Europei di Copenaghen e alla successiva rassegna continentale del 1978 in Gran Bretagna. Conclusa l’attività agonistica internazionale, nel 1983 fondò la Scuola Partenopea di Tiro con l’Arco e intraprese il percorso di allenatrice della Nazionale giovanile, dedicandosi alla formazione delle nuove generazioni.

Fondamentale il ruolo di Luciano Turrini, promotore e pioniere del tiro con l’arco in Campania e nell’Italia meridionale. Nel 1978 superò gli allora prestigiosi 1.200 punti nella gara olimpica FITA, un risultato mai raggiunto fino a quel momento da un arciere del Meridione. Nel 1981 l’associazione realizzò inoltre, nella Conca di Agnano, il primo impianto regolamentare dell’Italia meridionale, divenuto sede dei raduni della Nazionale italiana e del Torneo delle Nazioni. Ancora oggi Turrini viene ricordato con una gara commemorativa organizzata sul campo di Agnano.

Il tiro con l’arco è molto più di una disciplina di precisione. Ogni freccia nasce da un gesto tecnico complesso che coinvolge postura, coordinazione, respirazione e concentrazione. Durante il tiro lavorano tronco, spalle e braccia, mentre la mente deve liberarsi da ogni distrazione per raggiungere il massimo controllo, in un equilibrio tra corpo e consapevolezza spesso accostato alla filosofia Zen.

L’attività di tiro consiste nel colpire bersagli posti a diverse distanze, variabili in base alla categoria degli atleti e alla divisione, ovvero alla tipologia di arco utilizzato. Si pratica sia indoor, con gare sui 18 e 25 metri, sia outdoor, con distanze fino a 70 metri. Tra le divisioni troviamo l’Arco Nudo, che utilizza la freccia come riferimento per la mira, l’Arco Olimpico dotato di mirino, il Compound, caratterizzato da un sistema di carrucole e il Longbow, l’arco tradizionale in legno. All’aperto si praticano anche il tiro di Campagna e il tiro 3D su sagome animali.

L’Arcieria Partenopea organizza corsi a partire dai sette anni, senza limiti di età, con quattro lezioni introduttive affidate a istruttori federali e attrezzatura fornita dalla scuola. Grande attenzione è riservata alle scuole attraverso il progetto Scuola Attiva Junior, che avvicina gratuitamente i ragazzi a questa disciplina. Tra i talenti valorizzati dal progetto figura Roberta Cardinale, qualificata alla fase nazionale dei Giochi della Gioventù, del Trofeo CONI e della Coppa Italia. Nel corso degli anni l’associazione ha inoltre conquistato numerose medaglie nazionali e internazionali, anche grazie ai risultati ottenuti da Federica Festinese nel Compound.

Per chi pratica questo sport, il bersaglio rappresenta molto più di un semplice obiettivo. L’atleta paralimpico Davide Castellano lo definisce «una ragione di vita, un modo per ritemprarsi prima di tuffarsi nel lavoro». Alessandro Manzo, atleta di spicco e primo seniores in Campania, lo considera invece un esercizio per governare le emozioni e trasformarle in stabilità e prestazione. Per molti giovani rappresenta un’evasione costruttiva, un’occasione per allenare quella concentrazione che diventa un prezioso alleato nella vita quotidiana e nello studio.

Puoi trovare l’articolo sulla rivista dodicimagazine su : https://www.yumpu.com/it/ArchitestoSrl

condividi su: