Black Dolphin, il mare che abbatte le barriere
18 Settembre 2026
Dalla vela al windsurf, Gianluca Montuoro racconta come lo sport diventa una scuola di vita, inclusione e riscatto per i giovani del territorio flegreo
di Simona Buonaura
Il mare come palestra di vita, ma anche come spazio di integrazione e crescita. Gianluca Montuoro, tecnico federale con una lunga esperienza nell'insegnamento degli sport acquatici e specializzato nell'attività con ragazzi diversamente abili, è l'anima dell'Associazione Sportiva Dilettantistica Black Dolphin. Attraverso il windsurf e la vela, l'associazione offre da anni percorsi formativi e progetti di inclusione sociale dedicati ai giovani e ai minori in condizioni di disagio a Napoli e provincia. In questa intervista, Montuoro traccia un bilancio delle attività, illustra il valore educativo delle discipline nautiche e affronta le attuali difficoltà logistiche legate alla mancanza di una sede stabile sul litorale flegreo.
Come prima domanda una curiosità: da cosa nasce la scelta di questo nome per l’associazione?
Il nome trae origine da un esemplare di delfino avvistato dall'ammiraglio e navigatore inglese Robert FitzRoy durante il passaggio di Capo Horn. Si trattava di un cetaceo con una particolare colorazione bianca e nera, che fu registrato appunto come "Black Dolphin". Il fascino di quella navigazione e della storia, scoperta anni fa in un articolo specialistico, mi ha spinto a utilizzare questo nome. Inizialmente l'ho attribuito alla squadra di windsurf attiva a Coroglio e, successivamente, nel 2009, ho deciso di costituire ufficialmente l'associazione con questa denominazione, che identifica una specie tipica dei mari del sud del Cile.
In base alla sua esperienza sul campo, quali sono i valori formativi che il windsurf trasmette ai giovani rispetto ad altre discipline sportive, e quanto è complesso l’apprendimento per i principianti?
Per i bambini a partire dai sei anni l'apprendimento è rapido e naturale, poiché possiedono un'ottima capacità di adattamento e di equilibrio sulla tavola. Per un adulto, chiaramente, le difficoltà strutturali possono essere superiori. Il windsurf si distingue da qualsiasi altra disciplina sportiva per un fattore biomeccanico preciso: richiede la coordinazione simultanea di molteplici movimenti corporei su una superficie costantemente instabile, quale è lo specchio d'acqua. A differenza di specialità come la vela tradicional, il kite o il wing – dove l'atleta è supportato e trainato in modo differente – nel windsurf il controllo dinamico dell'attrezzatura e l'equilibrio dipendono interamente dal corpo del praticante. Per questa ragione, si tratta di una delle attività sportive più complesse e complete in assoluto.
L'associazione Black Dolphin si distingue per un forte impegno sul fronte dell'inclusione sociale e del supporto a ragazzi con disabilità o provenienti da contesti complessi. Un importante obiettivo…
Lo scopo dell'associazione è consentire l'accesso alle attività nautiche a chi, per ragioni economiche, sociali o fisiche, non ne avrebbe l'opportunità. Sviluppiamo costantemente progetti in collaborazione con le scuole del territorio. Abbiamo anche il sostegno di privati che offrono un contributo concreto per le nostre attività. Ad esempio la casa editrice LeVarie di Marco Lobasso, ha pubblicato il volume "Storie e campioni di Napoli nell’America’s Cup", scritto dal giornalista Carlo Zazzera. I proventi netti della vendita del libro, già disponibile nei canali fisici e digitali, saranno interamente devoluti a ASD Black Dolphin per finanziare corsi di vela dedicati a minori in condizioni di disagio sociale a Napoli e provincia.
In merito alle attività con i ragazzi diversamente abili, c’è un'esperienza particolare che vi ha particolarmente colpito?
Tra le prime esperienze significative c’è stato il lavoro avviato a fine anni Novanta con giovani affetti da autismo. La complessità principale, in questi casi, risiede nella difficoltà di stabilire un canale di comunicazione diretto e immediato. Ricordo la profonda emozione quando, dopo alcune sessioni in acqua su imbarcazioni collettive, un ragazzo di circa tredici anni manifestò la propria partecipazione e il proprio affetto con un abbraccio spontaneo, un gesto che la stessa famiglia definì straordinario nel suo percorso di interazione. Questo episodio ha confermato l'efficacia del mare e dello sport come strumenti di mediazione e integrazione sociale.
Il windsurf viene comunemente percepito come uno sport strettamente individuale. All'interno della vostra associazione emerge tuttavia una forte dimensione collettiva. Come si conciliano questi due aspetti?
Sebbene sulla tavola la prestazione sia individuale, la gestione dell'attività si fonda su un reale spirito di squadra. Sin dalle prime fasi della scuola vela, i ragazzi apprendono l'importanza della collaborazione reciproca: dal montaggio dell'attrezzatura alla sicurezza in acqua, fino al supporto dei compagni in difficoltà. La competizione agonistica rimane un momento di confronto sano, ma a terra prevale sempre la cooperazione. Questa sinergia è resa possibile anche grazie all'alto livello qualitativo e alla coesione del corpo istruttori della nostra regione.
Dove si trova la sede operativa dell'associazione?
Attualmente riscontriamo una problematica rilevante. Dal 2020 al 2024 l'associazione ha operato sulla base di una concessione demaniale nel territorio del Comune di Pozzuoli. Alla scadenza del titolo, l'amministrazione comunale non ha ancora avviato le procedure di evidenza pubblica per la riassegnazione degli spazi.
Questa temporanea indisponibilità incide sullo svolgimento delle vostre attività sul territorio?
Sì, in modo notevole. La mancanza di uno spazio idoneo ci ha costretti a ridurre drasticamente i nostri progetti sociali: dei circa otto programmi che avevamo pianificato per i ragazzi con disabilità, attualmente riusciamo a portarne avanti soltanto tre. In assenza di una sede strutturata sul territorio di Pozzuoli, siamo provvisoriamente ospitati presso una struttura nel comune di Monte di Procida. Pur ringraziando per l'ospitalità, operiamo in spazi estremamente limitati che non ci consentono di accogliere tutti i ragazzi in sicurezza. Auspichiamo che l'amministrazione competente provveda quanto prima alla pubblicazione dei bandi di assegnazione, al fine di ripristinare un servizio sportivo e sociale essenziale per i giovani della zona.
Per concludere, quali sono le parole chiave che meglio definiscono lo spirito di questa esperienza?
Passione, perseveranza e continuità. Sono i tre elementi indispensabili per superare le difficoltà logistiche attuali e per garantire che i progetti sociali e sportivi avviati negli anni possano proseguire con lo stesso rigore e la stessa efficacia.
Puoi trovare l’articolo sulla rivista dodicimagazine su : https://www.yumpu.com/it/ArchitestoSrl