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Antonio Giordano: quando il movimento influenza il DNA

  06 Settembre 2026

Dalla ricerca, una visione capace di trasformarsi in prevenzione, giustizia sociale e futuro

di Simona Buonaura

Scienziato di fama internazionale, direttore dello Sbarro Institute di Philadelphia e docente all'Università di Siena, il Professor Antonio Giordano è da sempre in prima linea nella lotta contro i tumori e nella difesa della salute pubblica. Una prevenzione che, per il noto oncologo, passa anche attraverso uno stile di vita attivo, non soltanto in laboratorio.

In questa intervista, il Prof. Giordano ci guida alla scoperta dei suoi studi scientifici sui benefici dello sport, capaci di influenzare positivamente il nostro DNA, senza dimenticare il suo impegno civile nella Terra dei Fuochi e la tutela del territorio.

Una conversazione quindi a tutto campo che spazia dalla scienza all'impegno sociale, passando su alcuni lati della sua napoletanità che ha portato con sé in Pennsylvania e si chiude con una rivelazione sul suo sogno nel cassetto.

Si è spesso espresso a favore dell’attività fisica definendola una vera a propria terapia biochimica per il cervello, quindi non solo un modo per bruciare calorie o tonificare il corpo. Quali sono i benefici nel nostro cervello quando la pratichiamo?

Quando affermo che lo sport non serve solo a bruciare calorie, intendo dire che ogni volta che muoviamo il nostro corpo stiamo, di fatto, somministrando al nostro organismo una potente farmacoterapia naturale. Durante l'esercizio fisico, i muscoli scheletrici rilasciano in circolo particolari proteine, chiamate miochine, in grado di superare la barriera ematoencefalica. Tra queste, spicca il BDNF, Brain-Derived Neurotrophic Factor, un vero e proprio fertilizzante per i nostri neuroni che stimola la neurogenesi, ovvero la nascita di nuove cellule nervose soprattutto nell'ippocampo, l'area deputata alla memoria e all'apprendimento. Non parliamo solo delle classiche endorfine, responsabili della sensazione di euforia, ma di una modulazione fine di serotonina, dopamina e noradrenalina. Questo cocktail biochimico migliora l'umore e incrementa la plasticità sinaptica, proteggendo il cervello dalle patologie neurodegenerative e dall'invecchiamento cellulare.

Legato al concetto precedente c’è anche questo. Ha spesso dichiarato che sport e stile di vita sano agiscono sull'epigenetica. Quindi l'attività fisica e la serenità mentale possono letteralmente accendere i geni protettivi del nostro DNA e spegnere quelli legati all'infiammazione e all'insorgenza delle malattie. Esiste un vademecum di come perseguirlo?

L'epigenetica ci ha insegnato che il DNA non è un destino immutabile, ma un pianoforte che lo stile di vita può suonare in modi diversi. Noi non cambiamo la sequenza delle lettere del nostro codice genetico, ma andiamo a inserire dei tag chimici, come la metilazione del DNA o l'acetilazione degli istoni, che decidono quali geni devono essere letti e quali invece silenziati. Un vademecum molecolare per orientare l'epigenetica verso la protezione della salute si basa su tre pilastri fondamentali. Il primo è un esercizio fisico regolare e personalizzato: l'attività aerobica moderata per almeno 150 minuti a settimana spegne i geni legati alle citochine infiammatorie e accende geni oncosoppressori e protettivi. Il secondo è la nutrizione genomica, seguendo i modelli della vera dieta mediterranea ricca di sostanze che agiscono come modulatori epigenetici, come i polifenoli dell'olio extravergine d'oliva. Il terzo è la gestione dello stress cronico, poiché il cortisolo altera negativamente la metilazione del DNA, mentre il rilassamento e il sonno regolare agiscono come interruttori preventivi.

Ha dichiarato: In un mondo ideale consiglierei di dotare fabbriche o luoghi di lavoro di palestre, di sale per svolgere attività artistiche e progetti di salute mentale… Un lavoratore felice si ammala raramente e lavora meglio. Si sta muovendo qualcosa in questa direzione, secondo lei?

Qualcosa si sta muovendo, anche se c'è ancora molta strada da fare, specialmente in Europa rispetto agli Stati Uniti. In America, il concetto di Corporate Wellness è una realtà consolidata da tempo in molte grandi aziende tecnologiche e industriali. Oggi assistiamo a una lenta ma progressiva transizione anche in Italia, accelerata dalla consapevolezza post-pandemica: le aziende illuminate stanno capendo che investire in palestre aziendali, aree di decompressione psicologica e programmi nutrizionali non è un costo, ma un investimento sulla produttività e sulla salute. Un dipendente che beneficia di questi spazi riduce drasticamente i tassi di assenteismo, resiste meglio al burnout e, a livello biologico, presenta indici infiammatori più bassi. La strada del futuro è legare la produttività alla felicità biologica del lavoratore.

È alla guida del progetto Sport Genomics, che applica la medicina di precisione e la genetica al mondo dello sport. In che modo l'analisi del DNA di un atleta può rivelare la sua predisposizione a specifici infortuni muscolari o tendinei? È davvero possibile personalizzare l'allenamento per ridurre questi rischi?

Con il progetto Sport Genomics applichiamo i principi rigidi della medicina di precisione al mondo dell'atleta. Analizzando il profilo genetico, andiamo a cercare specifici polimorfismi, ovvero variazioni del DNA, in geni strutturali ben precisi. Ad esempio, lo studio dei geni del collagene ci rivela se un atleta presenta una variante che produce un collagene meno elastico, permettendoci di sapere in anticipo che i suoi tendini saranno strutturalmente più vulnerabili agli infortuni da sovraccarico. Altri geni legati alla performance e al recupero ci dicono come il muscolo risponde allo stress meccanico e quanto tempo impiega a riparare le microlesioni. Personalizzare l'allenamento è assolutamente possibile ed è l'obiettivo finale. Se il test del DNA evidenzia un'alta predisposizione genetica al danno muscolare o tendineo, lo staff atletico non ridurrà il carico totale, ma modificherà la tipologia di esercizio, ad esempio inserendo più lavoro eccentrico preventivo, variando i tempi di recupero e calibrando l'apporto nutrizionale e l'integrazione specifica. Questo segna la fine dell'approccio standardizzato.

Oltre alla prevenzione dei danni fisici e degli infortuni, lo studio delle caratteristiche cellulari e della genetica può aiutarci a capire in anticipo qual è l'attività fisica o lo sport più adatto per un bambino o un giovane che inizia a praticarlo?

Lo studio delle caratteristiche cellulari può darci indicazioni preziose, ma va interpretato con estrema etica e cautela. Possiamo capire se un bambino ha una prevalenza innata di fibre muscolari a contrazione rapida, grazie a specifiche varianti geniche, il che lo renderebbe fisiologicamente più predisposto a sport di scatto, potenza e velocità come lo sprint o il salto. Al contrario, varianti diverse indicano una predisposizione genetica agli sport di endurance e fondo, come la maratona o il ciclismo. Tuttavia, la genetica non deve mai diventare una condanna o una barriera per un bambino. Lo sport nei primi anni di vita deve rimanere gioco, inclusione e coordinazione motoria. La genetica può aiutare a ottimizzare il talento in età adolescenziale, ma non deve decidere a tavolino la passione di un bimbo.

Negli ultimi anni avete analizzato il profilo genetico di molti atleti. Quali sono state le scoperte più importanti in merito alla prevenzione di eventi drammatici e malori improvvisi sul campo da gioco?

Questa è una delle sfide più drammatiche e importanti della cardiogenetica applicata allo sport. Molte delle tragedie che vediamo sui campi di gioco sono legate a cardiomiopatie silenti, come la cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro o la sindrome del QT lungo, che non sempre emergono da un normale elettrocardiogramma a riposo. Le scoperte più importanti del nostro e di altri gruppi di ricerca riguardano l'identificazione di varianti patogenetiche nei geni dei canali ionici cardiaci e delle proteine dei desmosomi. Mappare questi geni negli atleti d'élite permette di identificare i soggetti a rischio prima che si manifesti l'aritmia fatale indotta dallo sforzo estremo e dalle catecolamine come l'adrenalina. La genomica, associata alla diagnostica clinica avanzata, salverà sempre più vite nel mondo dello sport.

Si batte da anni per la tutela della salute in Campania, denunciando i danni dell'inquinamento ambientale. In una regione con queste complessità, quanto è importante promuovere lo sport fin da bambini come scudo e strumento di prevenzione per la popolazione campana?

Questo punto tocca la mia terra d'origine e l'eredità intellettuale di mio padre, che per primo denunciò i danni ambientali. In territori martoriati dall'inquinamento, come alcune aree della Campania, la popolazione è esposta a un costante insulto tossico ambientale dovuto a metalli pesanti, diossine e polveri sottili, che genera forte stress ossidativo e infiammazione cronica. In questo contesto, promuovere lo sport fin da bambini non è solo un fatto ricreativo, ma una vera e propria strategia di sanità pubblica ecologica. L'attività fisica regolare potenzia i sistemi antiossidanti endogeni, come il glutatione, e stimola le vie di disintossicazione cellulare. Lo sport agisce letteralmente come uno scudo epigenetico, contrastando e mitigando in parte i danni molecolari causati dagli inquinanti ambientali. Proteggere i bambini campani significa dare loro spazi sicuri e non inquinati dove fare sport.

Lei si divide tra gli Stati Uniti e l'Italia. Che differenze nota tra il modello americano e quello italiano nell'applicare la scienza e la tecnologia al mondo dello sport, e cosa dovremmo imparare da loro?

Le differenze sono strutturali e culturali. Il modello americano eccelle per l'incredibile capacità di fare sistema e trasferimento tecnologico. Negli Stati Uniti c'è un legame indissolubile e fluidissimo tra università, centri di ricerca, come lo Sbarro Institute, e le grandi leghe sportive o aziende private. C'è un'enorme disponibilità di fondi privati, derivanti da donazioni e venture capital, che permette di applicare istantaneamente l'intelligenza artificiale e la genomica sul campo. Il modello italiano possiede una qualità scientifica, clinica e una scuola medica di primissimo ordine, e la medicina dello sport italiana ha una tradizione legislativa di tutela e screening che gli Stati Uniti non hanno. Tuttavia, l'Italia soffre di frammentazione, burocrazia e cronica carenza di investimenti nella ricerca. L'Italia dovrebbe imparare a fare rete, a snellire i processi e a favorire l'ingresso di capitali privati nella ricerca scientifica applicata, creando un ponte solido tra laboratori e infrastrutture sportive.

Da napoletano a Philadelphia, cosa le manca di più quando è lontano da Napoli e cosa, invece, le manca di Philadelphia quando si trova in Italia?

Da napoletano all'estero, la risposta emotiva è inevitabile. Quando sono a Philadelphia mi manca visceralmente la luce di Napoli, quel calore umano unico, la genialità della mia gente, il mare e i sapori autentici della nostra terra che hanno anche un valore scientifico protettivo, come il nostro pomodoro campano su cui ho condotto studi per le sue proprietà nutraceutiche. Quando invece mi trovo in Italia, sento la mancanza dell'efficienza meritocratica di Philadelphia, di quella dinamicità tutta americana per cui se hai un'ottima idea scientifica, trovi subito i mezzi e le persone pronte a scommettere su di te e a correre per realizzarla.

Uno scienziato come lei, che ha raggiunto traguardi così alti e prestigiosi nella ricerca mondiale, ha ancora un sogno nel cassetto?

Dopo tanti anni di ricerca, la scoperta di geni oncosoppressori e la direzione di un istituto internazionale, il mio sogno non è legato a un ulteriore premio o riconoscimento accademico. Il mio vero sogno nel cassetto è vedere la piena sconfitta del cancro e delle malattie degenerative, trasformando la prevenzione ambientale, genomica e gli stili di vita in un diritto accessibile a tutti, indistintamente, da Philadelphia fino al più piccolo comune della mia Campania. Vedere una ricerca scientifica che non resti chiusa nelle provette, ma che diventi giustizia sociale e salute per il popolo. Questo è il mio sogno più grande.

Puoi trovare l’articolo sulla rivista dodicimagazine su : https://www.yumpu.com/it/ArchitestoSrl

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