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Tra la Costiera e Napoli, il mare diventa ceramica

  06 Agosto 2026

La donazione di Clara Garesio alla città di Amalfi è un omaggio alla luce mediterranea, alla memoria e alla cultura dei luoghi

Nel cammino che accompagna la Campania verso la 38ª America’s Cup, il mare non è soltanto scenario sportivo, campo di regata o promessa di visibilità internazionale. È, prima ancora, una grammatica profonda del territorio: una lingua fatta di luce, vento, materia, approdi, rotte e memoria. In questa prospettiva, la donazione di Clara Garesio alla città di Amalfi assume un valore che va oltre il gesto artistico e civile. È un atto di restituzione, un segno poetico e concreto che unisce l’arte ceramica alla vocazione marina della Costiera, in dialogo ideale con quella Napoli che si prepara ad accogliere una delle competizioni veliche più prestigiose al mondo.

Clara Garesio, tra le principali protagoniste della ceramica italiana contemporanea, ha donato ad Amalfi una serie di pannelli ceramici, realizzati in mattonelle di terracotta dipinte con smalti policromi, in esemplare unico. L’opera, installata sul Lungomare dei Cavalieri, nasce come omaggio ai colori, alla luce e alle forme del paesaggio amalfitano: un paesaggio che non è semplice veduta, ma esperienza sensibile, stratificazione di storia, riflesso di civiltà mediterranea. Le sue ceramiche marine sembrano raccogliere il movimento dell’acqua e fissarlo nella materia, trasformando l’instabilità luminosa del mare in superficie, ritmo, colore.

La scelta di donare l’opera ad Amalfi ha il sapore di un ritorno. L’artista intrattiene con la città e con la Costiera un legame lungo e fecondo, maturato fin dagli anni Sessanta attraverso periodi di vita e di lavoro, esperienze autonome e collaborazioni con le storiche faenzere locali. In quel rapporto, la tradizione artigianale non è mai stata per Garesio un repertorio immobile, ma una sorgente viva da interpretare in chiave personale, moderna, aperta alle istanze contemporanee e internazionali. La ceramica diventa così luogo d’incontro tra sapere manuale e immaginazione, tra disciplina tecnica e libertà fantastica, tra radicamento territoriale e respiro cosmopolita.

Intorno al grande evento velico mondiale si apre una domanda più ampia: quale immagine del mare vuole raccontare la Campania al mondo? Non soltanto quella delle barche ad altissima prestazione, dei foil, dei team internazionali e del pubblico sul lungomare; anche quella di una cultura che da secoli vive del mare e lo trasforma in architettura, arte, artigianato, gastronomia, paesaggio, spiritualità. Da Napoli ad Amalfi, il mare è una continuità simbolica.

Cambiano le forme della costa, le pietre, le prospettive, ma resta la stessa energia originaria: il Mediterraneo come spazio di relazione.

Le ceramiche donate da Clara Garesio parlano proprio questa lingua. Non illustrano il mare, lo interpretano. Ne trattengono le vibrazioni cromatiche, la mobilità, il dialogo con la luce. La terracotta, materia antica e terrestre, accoglie gli smalti policromi e si apre alla fluidità marina; la solidità del manufatto custodisce l’instante mutevole del paesaggio. È in questa tensione tra permanenza e movimento che l’opera trova la sua forza: il mare passa, cambia, riflette, abbaglia, scompare; la ceramica lo ferma senza imprigionarlo, lo consegna alla città come presenza pubblica, quotidiana, condivisa.

Torinese di nascita, formatasi all’ Istituto d’Arte per la Ceramica di Faenza negli anni Cinquanta, Clara Garesio ha costruito il proprio percorso attraverso una rigorosa disciplina del fare e una ricerca personale sempre riconoscibile. Nel 1956 ottiene il Premio Faenza; nel 2021 viene eletta membro dell’ International Academy of Ceramics. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero, tra cui il Palazzo dell’ONU di Ginevra, la Commissione Europea di Bruxelles e il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza. Ma nella donazione ad Amalfi non c’è solo il prestigio di un curriculum: c’è la delicatezza di un legame affettivo, la scelta di lasciare alla città un segno che appartenga allo sguardo di tutti.

Il gesto assume un significato ancora più intenso nel momento in cui la Campania si prepara a diventare una delle capitali mondiali della vela: la donazione di Garesio ad Amalfi ricorda che l’evento non riguarda solo una città, ma un intero immaginario costiero. Napoli sarà il centro della competizione, ma il racconto del mare campano si estende lungo una geografia più vasta, fatta di porti, borghi, approdi e memorie.

L’opera di Clara Garesio restituisce il lato più intimo e materico del rapporto con il mare. Da una parte la velocità delle imbarcazioni, la ricerca aerodinamica, la tensione sportiva; dall’altra la pazienza del gesto ceramico, la cottura, il colore, la manualità sapiente. Eppure, queste due dimensioni non sono opposte. Entrambe parlano di precisione, di misura, di conoscenza dei materiali, di relazione con gli elementi. La vela e la ceramica condividono una stessa intelligenza: saper ascoltare la materia, rispettarne le leggi, trasformare tecnica e sensibilità in forma.

Per Amalfi, città che porta nel proprio nome una storia marinara di portata universale, accogliere un’opera ispirata al mare significa rafforzare una vocazione identitaria. Il Lungomare dei Cavalieri diventa così non solo luogo di passaggio, ma spazio di contemplazione; non soltanto margine tra città e acqua, ma soglia estetica in cui il paesaggio si riflette nell’arte. Le ceramiche marine di Garesio non aggiungono semplicemente bellezza a un luogo già celebrato nel mondo: invitano a guardarlo con occhi nuovi, a riconoscere nella luce amalfitana una materia culturale, a comprendere che il paesaggio è anche responsabilità, cura, memoria condivisa.

In questo senso, la donazione è un gesto profondamente contemporaneo. In un’epoca in cui i territori rischiano spesso di essere consumati come immagini, l’arte pubblica può restituire profondità allo sguardo. Può trasformare il turismo in incontro, la bellezza in consapevolezza, la tradizione in linguaggio vivo. Clara Garesio consegna ad Amalfi non un monumento celebrativo, ma una presenza poetica: un’opera che si lascia attraversare dalla luce del giorno, dal passaggio delle persone, dal mutare delle stagioni, dal respiro del mare.

La donazione di Clara Garesio ad Amalfi è, in fondo, una piccola grande lezione di appartenenza. Ci dice che il mare non si guarda soltanto: si abita, si interpreta, si restituisce. E che la bellezza, quando diventa dono, può trasformarsi in patrimonio comune.

f.b.

Puoi trovare l’articolo sulla rivista dodicimagazine su : https://www.yumpu.com/it/ArchitestoSrl

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