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Il Circolo Savoia, cuore nautico di Napoli

  02 Luglio 2026

Dalla fondazione del 1893 alla sfida mondiale nel Golfo, il Reale Yacht Club Canottieri Savoia si prepara a vivere le regate da protagonista, forte di una storia che unisce tradizione, sport e visione internazionale

di Manuela Ragucci

C’è un luogo, nel cuore di Santa Lucia, dove la storia della vela italiana si intreccia da oltre un secolo con quella della città di Napoli. È il Reale Yacht Club Canottieri Savoia, uno dei circoli nautici più prestigiosi del Mediterraneo, custode di una tradizione sportiva che attraversa monarchia, Olimpiadi, Coppe internazionali e sfide oceaniche, fino alla nuova frontiera rappresentata dall’ America’s Cup Napoli 2027.

Fondato il 15 luglio 1893 da undici soci dissidenti del Circolo Canottieri Italia, il Savoia nacque inizialmente come Circolo Canottieri Sebezia. I colori sociali erano il bianco e il celeste e il primo simbolo sportivo fu il quattro jole a sedile fisso “Nautilus”. Proprio quella barca segnò, tragicamente, il primo spartiacque della storia del club: il 15 agosto 1894, durante un raid remiero Napoli-Capri, il Nautilus si capovolse causando la morte di tre dei quattro occupanti. Fu allora che il giovane circolo trovò il sostegno della Casa Reale. L’intervento di Umberto I e del Principe di Napoli rilanciò il club, che assunse il nome di Canottieri Savoia e sostituì il celeste con il nero. Dopo il regicidio di Monza, il legame con la Corona si fece ancora più stretto: Vittorio Emanuele III concesse la patente di Circolo Reale, assumendone la Presidenza Onoraria fino al 1946. Nacque così il celebre blu Savoia, ancora oggi simbolo identitario del club.

Tra i primi decenni del Novecento e gli anni Trenta, il Savoia costruì la propria reputazione internazionale. Lo yacht “Caprice” conquistò tre edizioni consecutive della Gordon Bennett Cup, mentre il circolo dominò la storica Coppa Lysistrata vincendola cinque volte. Nel 1934 arrivò un risultato destinato a entrare nella storia della vela italiana: lo Star “Orsa”, con l’equipaggio Giannini-Malfitano, conquistò il primo Campionato Europeo della Classe Star. Il rapporto tra il club e la grande vela proseguì nel secondo dopoguerra. Nel 1949 l’otto metri “Miranda III” rappresentò l’Italia nella Coppa di Francia, mentre nel 1960 Napoli divenne teatro olimpico delle regate della XVII Olimpiade. Il Savoia fu il centro operativo della vela olimpica e il Dragone “Venilia”, timonato da Nino Cosentino, conquistò una storica medaglia di bronzo.

Negli anni Ottanta il circolo attraversò una fase difficile: diminuzione dei soci, attività ridotte, perdita di centralità nel panorama nautico nazionale. Ma il 1991 segnò la rinascita. Tornarono entusiasmo, orgoglio identitario e un forte richiamo alle tradizioni sociali e sportive del club. La nuova epoca d’oro prese forma negli anni Novanta e Duemila. Nel 1993 il maxi yacht Blu Emeraude di Raffaele Raiola vinse il Campionato del Mondo Maxi Yacht. Nel 1997, grazie all’iniziativa del presidente Dalla Vecchia, il circolo recuperò ufficialmente il titolo di “Reale”. Poi arrivò la stagione di Vincenzo Onorato e di Mascalzone Latino. Tra il 2000 e il 2003 il Savoia vinse i mondiali Mumm 30 e IMS, mentre la sfida alla America’s Cup portò il guidone bianco-blu sui campi di regata di Auckland e Valencia. Nel gennaio 2002 il CONI assegnò al circolo il Collare d’Oro al Merito Sportivo, massimo riconoscimento dello sport italiano. Nel 2003 lo yacht “IDEA” conquistò il Mondiale di Classe, mentre Viviana Bulgarelli ottenne l’argento olimpico ad Atene. Nello stesso anno il Savoia ospitò una storica cena di gala per il ritorno a Napoli di Vittorio Emanuele e della famiglia reale.

Negli ultimi anni il club ha confermato la propria centralità sia nel canottaggio sia nella vela d’altura. Tra il 2015 e il 2018 Matteo Castaldo conquistò il titolo mondiale e il bronzo olimpico di Rio 2016. Nel 2018 Alfonso Scalzone e Giuseppe Di Mare dominarono la scena internazionale vincendo titoli europei, mondiali giovanili, universitari e assoluti. Lo stesso anno il Savoia conquistò dieci titoli italiani nel canottaggio, oltre a nuovi podi internazionali. Sul fronte velico arrivarono due ori e un bronzo ai Campionati Italiani, mentre lo yacht “Endlessgame” di Pietro Moschini vinse sia il Campionato Italiano Offshore sia la Palermo-Montecarlo. Dal 2019 la guida del circolo è affidata all’avvocato Fabrizio Cattaneo della Volta, protagonista di una fase di forte rilancio internazionale culminata nell’assegnazione dell’ America’s Cup 2027 a Napoli.

La sede del Savoia, affacciata sulla Banchina Santa Lucia, è parte integrante della sua identità. È qui che il club vive dal 1893, inizialmente condividendo gli spazi persino con la bottega di un fabbro. Negli anni successivi il circolo ottenne tutti i locali in affitto e, dal 1926, l’immobile passò nelle mani di Giorgio Ascarelli, figura leggendaria del calcio napoletano. Fu proprio Ascarelli a rivendere la struttura al Savoia durante la presidenza di Eduardo Pepe. La cifra pattuita — 300.000 lire — suscitò polemiche interne e portò alle dimissioni di Pepe, ma garantì ai soci la proprietà definitiva di uno degli edifici più suggestivi del lungomare napoletano: mille metri quadrati affacciati sul porticciolo di Santa Lucia, con saloni storici, terrazza-giardino, sala biliardo, spazi di rappresentanza e una delle viste più iconiche del Golfo di Napoli.

Oggi il Reale Yacht Club Canottieri Savoia guarda al futuro con l’ America’s Cup. Per il presidente Fabrizio Cattaneo della Volta, l’assegnazione della Coppa rappresenta un passaggio storico non solo per il club, ma per l’intera città. “Con l'assegnazione della Coppa America 2027 Napoli raggiunge un primato straordinario: essere, insieme a Barcellona, l'unica città al mondo ad aver ospitato i due eventi più importanti della vela, le Olimpiadi della vela e la Coppa America. È un risultato che premia il valore unico del nostro Golfo, ma anche la forza delle istituzioni sportive, dei Circoli nautici e di una passione per il mare che qui si tramanda da generazioni”.

Per il presidente, il percorso verso il 2027 è già entrato nella sua fase operativa: “La Road to Naples 2027 è entrata nella fase concreta. Dopo la regata preliminare di Cagliari, Napoli si prepara ad accogliere in autunno i team e le prime regate preliminari nel Golfo. Sarà un passaggio importante, non solo sul piano sportivo, ma anche per la capacità della città di presentarsi al mondo con organizzazione, accoglienza e visione”. Il legame tra vela e paesaggio diventa, nelle parole di Cattaneo della Volta, un elemento identitario: “Il Golfo di Napoli è uno dei campi di regata più affascinanti al mondo. Lo definisco spesso lo stadio del vento, perché unisce condizioni tecniche di altissimo livello a uno scenario naturale irripetibile. Castel dell'Ovo, Posillipo, il Vesuvio, Capri: pochi luoghi possono offrire alla vela una cornice così potente e riconoscibile”.

La visione del presidente va oltre l’evento sportivo: “La Coppa America non è soltanto una competizione sportiva. È una piattaforma internazionale che può raccontare Napoli attraverso la sua identità più autentica: il mare. La città deve arrivare pronta, con un'offerta integrata di sport, turismo, servizi e cultura dell'accoglienza. La vela può diventare un grande racconto positivo di Napoli nel mondo”. Il Savoia, naturalmente, vive questo appuntamento da protagonista: “Il Reale Yacht Club Canottieri Savoia vive questo appuntamento con emozione e senso di responsabilità. Il nostro Circolo, fondato nel 1893 e prossimo a celebrare il 15 luglio i suoi 133 anni, ha già un legame profondo con la Coppa America: per ben due volte nei primi anni 2000 il guidone bianco blu fu portato nella competizione da Mascalzone Latino, prima ad Auckland e poi a Valencia ”.

Il rapporto tra tradizione e innovazione è centrale nella filosofia del club: “Siamo un Circolo con una tradizione ultracentenaria nella vela e nel canottaggio, ma non guardiamo alla storia come a un museo. La storia serve se diventa energia per il futuro. Per questo la Coppa America a Napoli è una straordinaria occasione per avvicinare nuove generazioni al mare, allo sport e alla cultura nautica”. Grande rilievo assume anche il gemellaggio con il Royal New Zealand Yacht Squadron: “Il gemellaggio con il Royal New Zealand Yacht Squadron ha un valore molto significativo. Parliamo del club di Auckland con il cui guidone Emirates Team New Zealand difenderà la Coppa nelle acque di Napoli. È un ponte sportivo e istituzionale tra Santa Lucia e Auckland, tra il Mediterraneo e uno dei luoghi simbolo della vela mondiale”.

Cattaneo della Volta sottolinea inoltre la lunga costruzione dei rapporti internazionali: “I primi contatti con Team New Zealand risalgono al 2017. L'assegnazione dell' America's Cup a Napoli ha permesso di riallacciare quei rapporti e di costruire un dialogo solido, culminato nel gemellaggio ufficiale con il Royal New Zealand Yacht Squadron. Questo rapporto rafforza il ruolo internazionale del Circolo Savoia e della città”. E ancora: “La presenza di Grant Dalton e dei vertici di Team New Zealand nei saloni del Savoia ha rappresentato un momento importante. Non era soltanto una visita di cortesia, ma il segno che Napoli è già dentro la geografia della prossima Coppa America. Ora occorre accompagnare questo percorso con serietà e compattezza”.

Il presidente pone poi l’attenzione sul sistema nautico napoletano: “ Napoli ha una concentrazione straordinaria di Circoli nautici, competenze, atleti, tecnici e appassionati. In poco più di un miglio, da Bagnoli con il Circolo ILVA fino al Molosiglio con il Canottieri Napoli, convivono i più titolati circoli nautici con oltre un secolo di storia. Questo patrimonio deve essere valorizzato. Come avvenne per le regate olimpiche del 1960, anche per la Coppa America i Circoli possono e devono avere un ruolo centrale”. Sul tema delle infrastrutture e dell’eredità urbana dell’evento: “Il tema di Bagnoli resta importante, ma va letto dentro una visione più ampia. Le basi dei team e le strutture a terra sono necessarie; ciò che conta è che l'evento lasci un'eredità utile alla città. La Coppa deve servire a migliorare l'accesso al mare, i servizi, l'immagine internazionale e la qualità complessiva dell'offerta nautica e turistica di Napoli ”.

Infine, la sfida organizzativa: “La sfida vera è fare sistema. Governo, Comune, istituzioni sportive, Circoli, imprese e territorio devono lavorare nella stessa direzione. L' America's Cup impone standard elevati e tempi certi. Napoli ha tutte le carte in regola, ma servono compattezza, visione e orgoglio”. E la conclusione, quasi un manifesto della Napoli del mare: “Sono convinto che la città saprà fare bella figura. Napoli ha il Golfo, la storia, i Circoli, la passione e una riconoscibilità internazionale unica. La Coppa America sarà una grande occasione per dimostrare che il mare non è soltanto paesaggio, ma una risorsa strategica per il futuro della città”.

Puoi trovare l’articolo sulla rivista dodicimagazine su : https://www.yumpu.com/it/ArchitestoSrl

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