Volare sul Golfo
29 Giugno 2026
Gli AC75 e gli AC40 sono il volto più avanzato dell’America’s Cup: due monoscafi foiling diversi per dimensione, funzione e filosofia, ma uniti dalla stessa idea di innovazione estrema.
Quando nel 2027 la Louis Vuitton 38ª America’s Cup approderà a Napoli, il pubblico non assisterà soltanto a una regata. Vedrà in azione una delle forme più sofisticate di tecnologia applicata allo sport: barche capaci di sollevarsi sull’acqua, ridurre quasi a zero la resistenza dello scafo e trasformare il mare in una pista sospesa. L’immagine più potente sarà quella dei monoscafi che “volano” sul Golfo, ma dietro quella leggerezza apparente si nasconde un universo di ricerca, progettazione, sensori, materiali compositi, simulazioni digitali e strategie di controllo degne dell’aerospazio e della Formula 1. La Coppa, del resto, è sempre stata anche questo: non solo una sfida tra velisti, ma una competizione tra visioni ingegneristiche.
La rivoluzione del foiling nell’ America’s Cup non nasce dal nulla. Il passaggio decisivo avvenne nel 2012, quando Emirates Team New Zealand mostrò al mondo il potenziale di un catamarano capace di sollevarsi dall’acqua, cambiando per sempre l’idea stessa di regata. Da quel momento, la velocità non è stata più soltanto il risultato della potenza velica o dell’abilità tattica, ma della capacità di governare il rapporto tra aria, acqua e dati. Con l’introduzione della regola di classe AC75 nel 2018, questa trasformazione ha assunto una forma radicale: non più semplici imbarcazioni alleggerite, ma monoscafi progettati per navigare stabilmente sui foil, in equilibrio dinamico tra portanza, aerodinamica e controllo elettronico.
Il protagonista assoluto della competizione napoletana sarà l’ AC75, la barca della sfida principale. È un monoscafo di circa 20,7 metri di lunghezza dello scafo, con una lunghezza fuori tutto equivalente a 75 piedi, un baglio massimo di 5 metri, un pescaggio di 5 metri quando è fermo in acqua e un albero di 26,5 metri. Sono numeri che raccontano solo in parte la complessità della macchina: un AC75 può comprendere fino a 25.000 singole parti, richiedere tra 75.000 e 100.000 ore di lavoro per la costruzione e ospitare normalmente 300- 400 sensori, chiamati a raccogliere milioni di dati utili a ottimizzare ogni istante della navigazione. La velocità massima registrata durante la 37ª edizione è stata di 55,6 nodi, pari a oltre 102 km/h, raggiunta da INEOS Britannia nella finale della Louis Vuitton Cup del 2024.
Accanto all’ AC75 c’è l’ AC40, più piccolo ma non meno significativo. Lungo 11,3 metri, con albero di 18 metri, baglio massimo di 3,38 metri e un equipaggio minimo di 4 persone, l’ AC40 nasce come versione ridotta e ad alte prestazioni del fratello maggiore. La sua funzione è diversa: non è la barca della finale dell’ America’s Cup, ma lo strumento con cui i team si allenano, sperimentano e preparano le nuove generazioni. È anche la piattaforma scelta per le regate giovanili e femminili, oltre che per le competizioni preliminari. A differenza degli AC75, gli AC40 impiegati nelle regate preliminari, giovanili e femminili sono onedesign, cioè monotipo: barche uguali, in cui il margine competitivo si sposta soprattutto sull’abilità dell’equipaggio, sulla conduzione e sulla lettura delle condizioni. Anche qui la tecnologia resta centrale: ogni AC40 può avere 120-200 sensori e ha già dimostrato velocità eccezionali, con una punta misurata di 50,09 nodi in allenamento.
La differenza tra le due barche, dunque, non è solo di scala. L’ AC75 è il laboratorio estremo della Coppa, il luogo in cui ogni team può cercare vantaggi decisivi attraverso foil, vele, appendici, aerodinamica, sistemi di controllo e integrazione dei dati. È la barca della frontiera tecnologica e della sfida tra progettisti. L’ AC40, invece, è insieme scuola, banco di prova e strumento di democratizzazione competitiva: più piccolo, più standardizzato, più adatto a formare equipaggi e a rendere visibile il futuro della vela. Se l’ AC75 rappresenta la vetta assoluta della performance, l’ AC40 rappresenta il ponte tra quella vetta e la nuova generazione di atleti, tecnici e appassionati.
Per Napoli 2027, una delle novità più interessanti riguarda proprio la continuità progettuale degli AC75. Il Defender e il Challenger of Record hanno scelto di utilizzare gli scafi della 37ª America’s Cup, spostando gran parte della competizione tecnologica sulle appendici, sulle vele, sui foil e sui sistemi di controllo. È una decisione che livella il campo di gara e rende ancora più importante la qualità dell’innovazione invisibile: ciò che non sempre si vede dall’esterno, ma che determina stabilità, accelerazione, angolo di bolina, gestione del volo e capacità di mantenere la barca nel suo assetto ideale. Per la prima volta dopo l’epoca di John Pierpont Morgan e del suo sindacato Columbia, tra il 1899 e il 1901, la stessa barca potrà difendere la Coppa, pur con miglioramenti significativi nel pacchetto aerodinamico e nelle appendici.
La tecnologia non riguarda soltanto ciò che accade in acqua. Gran parte dell’ America’s Cup contemporanea si vince prima, nei simulatori, nei centri di calcolo, nelle gallerie del vento virtuali, nei modelli predittivi e nell’uso dell’ Intelligenza Artificiale. I team progettano barche, vele e scenari di regata attraverso simulazioni sempre più raffinate, capaci di riprodurre reazioni, condizioni meteo, manovre e margini di rischio. L’equipaggio si allena non solo navigando, ma imparando a interpretare un flusso continuo di informazioni. Il velista moderno resta atleta, stratega e uomo di mare, ma diventa anche interprete di dati, parte di un ecosistema in cui ingegneri, meteorologi, designer, specialisti dei materiali e analisti lavorano come un’unica squadra.
In questo senso, la distinzione tra AC75 e AC40 racconta due anime complementari della stessa rivoluzione. L’ AC75 è il prototipo spinto fino al limite, la macchina che incarna la ricerca massima della velocità e dell’efficienza. L’ AC40 è la piattaforma che rende quella rivoluzione trasferibile, allenabile, condivisibile. Il primo è il vertice della piramide, il secondo è la sua base evolutiva. Il primo concentra la pressione della vittoria, il secondo allarga l’orizzonte della partecipazione, dando spazio alle competizioni Youth e Women’s America’s Cup e contribuendo a costruire un futuro più inclusivo per la vela d’élite.
A Napoli, questa doppia presenza assumerà un valore simbolico particolare. Il Golfo, con il suo profilo naturale e urbano, diventerà il teatro di una competizione in cui tradizione marinaresca e tecnologia estrema si incontrano. Le barche non saranno soltanto oggetti sportivi, ma manifesti di un nuovo modo di pensare il rapporto tra uomo, macchina e ambiente. I foil che sollevano gli scafi dall’acqua, le vele a doppia pelle, i sensori, i sistemi di simulazione e le grafiche immersive per il pubblico racconteranno una Coppa sempre più vicina alla scienza applicata e sempre più capace di parlare anche a chi non conosce ancora il linguaggio tecnico della vela.
La 38ª America’s Cup sarà quindi anche una grande narrazione dell’innovazione. Gli AC75 mostreranno fin dove può arrivare la ricerca della performance; gli AC40 mostreranno come quella ricerca possa generare formazione, accessibilità e nuove competenze. Insieme, porteranno a Napoli non solo la più antica competizione sportiva internazionale, ma una visione del futuro: barche che non si limitano a navigare, ma volano; equipaggi che non si limitano a condurre, ma interpretano sistemi complessi; una città che non sarà solo scenario, ma parte di un racconto globale in cui mare, tecnologia e bellezza si incontrano davanti agli occhi del mondo.
Puoi trovare l’articolo sulla rivista dodicimagazine su : https://www.yumpu.com/it/ArchitestoSrl