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Il vento del defender: Emirates Team New Zealand

  13 Giugno 2026

il Golfo di Napoli accoglierà il team che ha trasformato la Coppa in un laboratorio di innovazione, identità e dominio sportivo

Emirates Team New Zealand non sarà a Napoli come un concorrente tra gli altri. Alla 38ª America’s Cup del 2027 arriverà nel ruolo più prestigioso e più esposto: quello di defender, il detentore della Coppa, il team chiamato a difendere il trofeo contro lo sfidante che emergerà dalla selezione della Louis Vuitton Cup. È questa la peculiarità dell’ America’s Cup, competizione unica nella storia dello sport: non un campionato ordinario, ma una sfida tra chi custodisce la Coppa e chi tenta di conquistarla.

Il defender è dunque il campione in carica, ma anche qualcosa di più. È il rappresentante del club che possiede temporaneamente la Auld Mug e che, insieme al Challenger of Record, contribuisce a definire il quadro della nuova edizione: regole, classe delle imbarcazioni, sede, calendario e architettura sportiva della sfida. Nel caso della 38ª edizione, questo ruolo appartiene a Emirates Team New Zealand, in rappresentanza del Royal New Zealand Yacht Squadron. Dopo la vittoria di Barcellona 2024, il team neozelandese ha il compito di difendere una supremazia costruita negli anni attraverso visione tecnica, continuità organizzativa e una straordinaria capacità di innovare.

Essere defender significa portare sulle spalle il peso della tradizione e della responsabilità. Significa non poter inseguire nell’ombra, ma dover restare al centro della scena. Ogni scelta viene osservata, ogni soluzione tecnica viene studiata dagli avversari, ogni decisione diventa parte della narrazione della Coppa. Per Emirates Team New Zealand, Napoli rappresenterà quindi una nuova prova di maturità: difendere la Coppa lontano da Auckland, in uno scenario mediterraneo di enorme forza simbolica, davanti a una città che ha con il mare un rapporto antico, viscerale, identitario.

La storia del team neozelandese è una delle più affascinanti dell’ America’s Cup contemporanea. La Nuova Zelanda entra stabilmente nel grande racconto della Coppa negli anni Ottanta, portando con sé una cultura marinara profondissima e un approccio alla competizione fondato sulla competenza tecnica, sulla progettazione e sulla coesione nazionale. Il momento decisivo arriva nel 1995, quando Team New Zealand, guidato dalla figura carismatica di Sir Peter Blake, conquista la Coppa a San Diego contro Stars & Stripes di Dennis Conner. La vittoria per 5-0 trasforma la squadra in un simbolo nazionale: le barche nere, la felce argentata e i celebri calzini rossi di Blake entrano nell’immaginario sportivo del Paese.

Nel 2000, ad Auckland, il team difende con successo la Coppa contro Luna Rossa, confermando il proprio ruolo di nuova potenza della vela mondiale. È una vittoria che consolida non solo il prestigio sportivo, ma anche l’impatto economico, industriale e culturale dell’ America’s Cup sulla Nuova Zelanda. Il Paese dimostra di saper trasformare la competizione in un sistema: cantieristica, ricerca, materiali, tecnologia, turismo e orgoglio nazionale si intrecciano in un progetto unitario.

La Coppa, però, non è mai una storia lineare. Nel 2003 il trofeo passa ad Alinghi, aprendo una fase difficile per il team. Da quella sconfitta nasce una lunga ricostruzione, segnata dalla leadership di Grant Dalton e dalla volontà di riportare la Nuova Zelanda al vertice. Nel 2007, a Valencia, Emirates Team New Zealand torna a sfidare Alinghi in una finale serratissima, perdendo una delle regate decisive per un margine minimo. Nel 2013, a San Francisco, arriva un’altra ferita sportiva: il team domina a lungo contro Oracle Team USA, ma subisce una rimonta entrata nella leggenda della Coppa.

Proprio da quelle sconfitte, tuttavia, nasce la grande stagione contemporanea di Emirates Team New Zealand. Nel 2017, alle Bermuda, il team introduce una soluzione rivoluzionaria: i cyclors, atleti che producono energia pedalando invece di azionare i tradizionali grinder a braccia. È una scelta che racconta perfettamente la filosofia neozelandese: non limitarsi a migliorare l’esistente, ma cambiare il paradigma. La vittoria contro Oracle Team USA riporta la Coppa ad Auckland e apre una nuova fase di dominio.

Nel 2021, con gli AC75, monoscafi volanti capaci di sollevarsi sull’acqua grazie ai foil, Emirates Team New Zealand conferma la propria superiorità battendo Luna Rossa Prada Pirelli. Nel 2024, a Barcellona, supera INEOS Britannia e conquista la terza vittoria consecutiva, entrando in una dimensione storica ancora più rilevante. Non si tratta soltanto di una sequenza di successi, ma della prova di una continuità progettuale rarissima in una competizione in cui ogni ciclo azzera certezze, tecnologie e rapporti di forza.

Per questo Napoli 2027 avrà un valore speciale. Emirates Team New Zealand arriverà nel Golfo non soltanto per difendere un trofeo, ma per difendere un’idea di eccellenza: la capacità di un piccolo Paese del Pacifico di imporsi nel più sofisticato laboratorio velico del mondo. Ogni edizione dell’ America’s Cup è una guerra di intelligenze prima ancora che una serie di regate. Si combatte nei simulatori, nei cantieri, nei reparti di fluidodinamica, nelle scelte di design, nella preparazione atletica, nella gestione dei dati e nella capacità di trasformare un’intuizione in velocità pura.

Il fascino del defender sta proprio in questa esposizione permanente. Chi difende la Coppa deve essere conservatore e rivoluzionario allo stesso tempo: conservatore perché custodisce il trofeo e la sua tradizione; rivoluzionario perché, se smette di innovare, viene raggiunto e superato. È la tensione che ha definito tutta la storia recente di Emirates Team New Zealand: una squadra profondamente legata alla propria identità nazionale, ma costantemente proiettata verso il futuro della tecnologia velica.

A Napoli, questa tensione troverà uno scenario irripetibile. Il Golfo diventerà il palcoscenico di una sfida in cui la spettacolarità degli AC75 incontrerà una città abituata da secoli a vivere il mare come paesaggio, destino e teatro. Per il pubblico italiano, la presenza del defender neozelandese avrà anche un valore narrativo particolare, perché molte delle pagine decisive della storia recente della Coppa si sono scritte nel confronto con Luna Rossa: dalla finale del 2000 ad Auckland alla sfida del 2021, fino alla nuova attesa per il 2027.

Emirates Team New Zealand arriverà dunque a Napoli come il team da battere, ma anche come il custode di una tradizione che continua a cambiare forma. La sua storia è fatta di vittorie nette, sconfitte dolorose, rivoluzioni tecniche e rinascite collettive. È la storia di una squadra che ha saputo trasformare la vela in ingegneria del futuro e la Coppa in un racconto nazionale. Nel 2027, davanti a Napoli, il defender sarà chiamato ancora una volta a rispondere alla domanda che accompagna ogni edizione dell’ America’s Cup: quanto a lungo si può restare davanti al vento della storia?

foto di Ian Roman; America's Cup; © Emirates Team; New Zealand; © Emirates Team New Zealand

Puoi trovare l’articolo sulla rivista dodicimagazine su : https://www.yumpu.com/it/ArchitestoSrl

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