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L’OACN il luogo più vicino alle stelle

  14 Luglio 2021

La cultura è sempre più una, perché i vari ambiti sono sempre più legati tra loro, nessuna divisione netta tra cultura umanistica e scientifica 

Fintantoché continuerai a sentire le stelle come un sopra di te, ti mancherà sempre lo sguardo dell’uomo della conoscenza» (F. Nietzsche). 

C’è un rapporto di dipendenza della scienza moderna con quella antica, «Essere sulle spalle dei giganti» è la condizione permanente dello scienziato. Viene da Pisa la prima donna Direttrice dell’OACN (Osservatorio Astronomico Capodimonte, Napoli), si tratta di Marcella Marconi, una laurea in Fisica e un Dottorato di Ricerca in Astronomia a Firenze. Da Firenze a Napoli nel 1998. Poi l’avanzamento da Ricercatore Astronomo fino al 2018 quando arriva la nomina di Direttore dell’OACN che fa parte dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. 

Dottoressa Marconi, quali sono le principali linee di ricerca dell’attività scientifica in Osservatorio? 

«L’Osservatorio Astronomico di Capodimonte è caratterizzato da una molteplicità di linee di ricerca e progetti, dallo studio dei pianeti a quello delle stelle, delle galassie e dell’universo lontano. Tra le attività più consolidate c’é senz’altro lo studio della fisica solare con la partecipazione di un gruppo di nostri ricercatori alla missione Solar Orbiter. Si tratta di un satellite per l’osservazione del Sole sviluppato dall’ESA (European Space Agency) in collaborazione con la NASA. Il lancio è avvenuto il 10 febbraio 2020 da Cape Canaveral. Solar Orbiter arriverà ad osservare il Sole a distanza ravvicinata, circa un quarto della distanza Terra-Sole, obiettivo mai raggiunto prima da una sonda con telescopi a bordo. Inoltre consentirà di osservare per la prima volta i poli solari il cui studio è importante per capire l’origine del campo magnetico solare». 

 

A distanza di un anno quali dati interessanti sono stati rilevati dal satellite? 

«Solar Orbiter ha restituito le sue prime spettacolari immagini a luglio scorso, con la vista del Sole più vicina in assoluto. Ma tra i progetti di punta dell’Osservatorio c’è senz’altro la Missione EXOMARS si tratta di una doppia missione dell’ESA, di cui l’Italia, attraverso l’ASI, è il principale sostenitore, in collaborazione con Roscosmos (agenzia spaziale russa). Si tratta di una sonda per sviluppare indagini sulla presenza di metano ed altri gas presenti nell’atmosfera, ma anche per cercare indizi di una presenza di vita attiva. Il primo lancio, avvenuto il 14 marzo 2016, non ha avuto fortuna perché a causa di un’anomalia in uno dei sistemi di controllo il modulo è precipitato su Marte. Il prossimo lancio è previsto a settembre 2022 per poter approfondire le indagini sulle tracce di vita passata e presente su Marte e la caratterizzazione geochimica del pianeta. Uno degli strumenti che andrà su EXOMARS, il sensore di polveri marziane Micromed, è realizzato all’Osservatorio Astronomico di Capodimonte sotto la guida della ricercatrice Francesca Esposito». 

 

Direttore si riuscirà a rispettare la data del lancio? 

«Penso proprio di sì, le anomalie sono state risolte e le procedure, pianificate nei minimi dettagli, saranno estremamente solide. Un altro progetto di punta che coinvolge un gruppo di ricercatori dell’Osservatorio di Capodimonte, è la Missione astrometrica spaziale Gaia. Gaia, missione spaziale sviluppata dall’ESA il cui lancio è avvenuto il 19 dicembre 2013, si pone l’obiettivo di realizzare la più accurata mappa 3D delle stelle della Via Lattea, e anche di capire come la nostra Galassia si è formata ed evoluta. Un gruppo di ricercatori di Capodimonte lavora attivamente a questo progetto, in particolare per lo studio delle stelle variabili che sono candele standard per la stima delle distanze cosmiche». 

 

L’astrofisica testimonia un’eccellenza del nostro Paese? 

«Sicuramente l’Istituto Nazionale di Astrofisica è un’eccellenza nel panorama della ricerca italiana. L’Osservatorio è impegnato anche nello studio delle galassie, degli oggetti transienti e delle controparti ottiche delle onde gravitazionali, spaziando su tutti i filoni di punta dell’astrofisica moderna. Anche dal lato tecnologico siamo impegnati su vari fronti. Il telescopio VST, gioiello che troneggia insieme ai grandi telescopi dell’Osservatorio del Paranal sulle Ande Cilene, è stato realizzato in gran parte dagli ingegneri dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, tra cui l’Ing. Pietro Schipani oggi a guida del progetto». 

 

Dottoressa Marconi ci lasci con una speranza per il futuro. 

«La prima speranza è quella di poter lavorare nuovamente in un clima sereno e di dialogo costruttivo. Penso che il paese abbia bisogno della ricerca e di poter interagire sia tra ricercatori, sia con il pubblico e il territorio». 

 

 di Laura Bufano 

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