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Economia del vino e Coronavirus

  18 Gennaio 2021

In Campania la crisi da Covid non risparmia il settore vinicolo. Come è cambiato il mercato del vino e come dovrà reagire per ripartire

In tempi di Covid tantissimi settori vivono momenti di difficoltà. In Campania, come nel resto d’Italia, non fa eccezione il mondo del vino. Una condizione senza precedenti, che mette a dura prova la filiera vitivinicola.

Noi di Dodici Magazine abbiamo scelto di fare il punto della situazione del settore enologico portandovi virtualmente nella tenuta Quintodecimo di Mirabella Eclano dove abbiamo raggiunto telefonicamente Luigi Moio, professore ordinario di enologia presso il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e vicepresidente dell’OIV (Organisation International de la Vigne et du Vin), oltre che produttore di vini campani d’eccellenza.

Quintodecimo è infatti concepita come una cantina-laboratorio. La conduzione in vigna è biologica certificata, con cru coltivati ad Aglianico, Fiano, Falanghina e Greco di Tufo. I vini di Luigi Moio incarnano appieno la tradizione enologica campana, ma allo stesso tempo si avvicinano, per stile ed eleganza, ai grandi vini francesi.

Il Prof.re Moio ha analizzato per noi il momento attuale guardando ai possibili scenari futuri. «Il mondo del vino ha spesso nel tempo vissuto crisi cicliche, basti pensare allo scandalo del metanolo a fine anni 80. Tuttavia, dopo il metanolo, la crisi ha avuto l’effetto di un trampolino di lancio. Il mondodel vino made in Italy ha infatti saputo risollevarsi, scommettendo sulla sua identità. Questa volta la situazione è diversa: il Covid ha determinato un cambio di vita generalizzato. Ciò che sta accadendo è che le bottiglie di pregio in cantina ci sono, tuttavia, per la chiusura del settore HoReCa, diminuiscono sensibilmente le occasioni conviviali in cui proporre vini di qualità. Al contempo, con il lockdown, è stato mantenuto aperto il settore della grande distribuzione con il conseguente spostamento del mercato verso fasce qualitative diverse. Le strategie di ripresa sono orientate alla digitalizzazione. Sarà certamente necessario tornare al marketing di tipo fieristico, uno su tutti l’appuntamento con Vinitaly, ma in ogni caso sarà utile aumentare le proposte attraverso webinar, home tasting e sistemi innovativi volti ad allargare il bacino d’utenza. Le cantine dovranno orientarsi al biologico e all’ecosostenibilità, in quanto l’attenzione verso questi temi è sempre più alta. La comunicazione aziendale dovrà puntare sulla valorizzazione del territorio, sull’enoturismo, settore che certamente può aspirare a una notevole crescita dopo le scarse possibilità di viaggio vissute nell’ultimo anno».

Dalla verde Irpinia alle falde del Vesuvio, dove abbiamo incontrato Massimo Setaro, viticoltore legato alla tradizione ma fortemente votato all’innovazione.

Casa Setaro è una storica realtà vinicola situata a Trecase, in provincia di Napoli, e i suoi dieci ettari di vigneti si arrampicano sulle pendici fronte mare del Vesuvio. L’area è tutelata come Parco Naturale ed è qui che Massimo Setaro coltiva varietà autoctone campane tra cui un vitigno vesuviano a bacca bianca ai più sconosciuto, il Caprettone, da cui elabora un Lacryma Christi bianco e un innovativo spumante metodo classico. Nell’intervista con Massimo Setaro ci siamo concentrati sul nostro territorio.

Massimo, da un punto di vista produttivo e qualitativo, come è stata la vendemmia 2020 in Campania?

«È stata una vendemmia ottima nella qualità e misurata nella quantità. La natura è stata favorevole e ci ha consegnato una raccolta molto promettente».

Cosa preoccupa maggiormente chi fa vino per mestiere in tempi di pandemia?

«Sicuramente i rapporti con il settore HoReCa e, per chi ha avuto più difficoltà, la vendita delle annate in uscita nel 2019. Inoltre, il pubblico italiano non è molto abituato a comprare vino online, quindi anche questo aspetto preoccupa chi non è molto digitalizzato».

Cosa ti auguri per l’immediato futuro?

«Innanzitutto che si riesca ad uscire dalla pandemia quanto prima. Sono fiducioso nel desiderio di tornare a vivere in modo normale e quindi in una graduale ripresa appena sarà possibile ricondurre le nostre vite al pre-Coronavirus. Intanto, implementiamo la vendita online con il wine shop e studiamo nuovi modi di “avvicinare” i wine lovers, tra questi, ad esempio, l’idea di home wine tasting».

di Aurora Rennella

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