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Per non dimenticare: quant’anni dopo il sisma

  23 Novembre 2020

“Fate presto”

Novanta secondi di paura.

”Fate presto” è il titolo che il Mattino di Napoli pubblica pochi giorni dopo la scossa che colpì Irpinia e Basilicata. Così titolava il Mattino quaranta anni fa, qualche giorno dopo la scossa del 23 novembre 1980 che cambiò il destino dell’Irpinia, di Napoli e della Basilicata. Una sferzata all’intero Sud, “il più catastrofico evento della storia repubblicana del nostro paese”, lo ha definito il presidente Mattarella. 2735 vittime, 280 mila i senza tetto, 77340 le case distrutte e 275 mila quelle gravemente danneggiate. Il primo slancio è quello della solidarietà, quello dell’Irpinia è un terremoto che mette in campo una desolata povertà e un forte senso di appartenenza. Conza, Teora, Sant’Angelo dei Lombardi i Comuni simbolo del terremoto del 1980. Tra tutti i paesi che alle 19,34 di domenica 23 novembre 1980 erano all’interno del cratere sismico, solo Conza è stata ricostruita altrove. La magnitudo 6,9 della scala Richter, il movimento sia ondulatorio che sussultorio, destabilizzarono qualunque punto di riferimento. Le comunità si ritrovano da sole, ma si ritrovano con una compattezza, una solidità che deriva da secoli e secoli di tradizioni comunitarie, delle tradizioni familiari quasi parentali del modo di stare insieme. Poi arriva l’inefficienza dello Stato: arrivarono prima i giornalisti dei soccorsi. Il prima e il dopo. E poi una generazione che è cresciuta in insediamenti provvisori: quello in cemento si chiamava “Zamberletti”, in omaggio al padre della Protezione Civile, ancora in piedi; e quello in legno, detto “Borgo Monaco”, costruito dai tedeschi che fu smontato e mandato in Umbria per i terremotati del 1997. Oggi i Paesi sono morti, gli spazi sono diventati larghi e vuoti e la piaga dello spopolamento è la responsabile di un’intera area del Mezzogiorno. Un’emorragia: solo nell’ultimo anno l’Irpinia ha perso 4 mila abitanti. E l’anno scorso a Teora è stata lanciata un’iniziativa per attirare abitanti: una casa al costo di 1 euro. Sembra che il tentativo sia riuscito e consente, almeno, di non chiudere le scuole. A Sant’Angelo, invece, si contarono più morti e si decise di non ricostruire nulla: il vuoto che c’è adesso, simbolicamente rappresenta il vuoto lasciato dal sisma.

La Redazione

 

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