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La cittadella dell’inclusione

  14 Maggio 2020

Un luogo di accoglienza e di amore per i ragazzi disagiati

Percorsi di recupero, sostegno e reinserimento con formazione professionale con lo scopo di non lasciare indietro nessuno. Oggi è possibile con il progetto educativo della Fondazione Regina Pacis che ha aperto a Quarto una cittadella dell’inclusione. «È un presidio di amore e legalità – afferma don Gennaro Pagano che guida la Fondazione –. Con quest’opera, avviata grazie alla volontà del Vescovo di Pozzuoli, mons. Gennaro Pascarella, intendiamo realizzare un luogo di accoglienza competente e amorevole verso quelle persone che, a causa di varie difficoltà, rischiano di essere messe ai margini della comunità sociale».

Una struttura polifunzionale che ospita il centro diurno e la casa famiglia per il “dopo di noi” (Casa Raoul) rivolta a ragazzi disabili, e il polo di eccellenza “Dal Sud” per la produzione e l’avviamento professionale nel campo della ristorazione per adolescenti e giovani in difficoltà che diviene anche ristorante, laboratorio di trasformazione di prodotti biologici, centro di apicoltura. E un Centro clinico riservato all’ascolto protetto di bambini e adulti vittime di abuso e maltrattamenti. Casa Donna Nuova, invece, è designata all’accoglienza residenziale di detenute provenienti dall’Istituto Penale Femminile di Pozzuoli, con particolare attenzione a quelle con bambini. Questi progetti vanno ad affiancarsi agli altri già esistenti: centri diurni per minori a rischio (Progetto Integra), Comunità alloggio per ragazzi provenienti da Nisida e dal circuito penale (Casa Papa Francesco) e Centri di aiuto e sostegno psicologico”.

«Vogliamo che il nostro non sia solo un educare teorico ma concreto, attraverso una formazione spendibile nella vita, avviando, quindi, i giovani anche ad attività pratiche. Sarà una Cittadella dell’inclusione che avrà sullo sfondo l’educare in questa accezione più ampia»,  prosegue don Gennaro Pagano.

Il Progetto si sostiene grazie all’otto per mille donato alla Chiesa e donazioni di persone generose e, al momento, vi lavorano 20 dipendenti e 50 volontari. La Cittadella dell’inclusione è un luogo aperto a tutto il territorio, in cui è praticata non solo l’inclusione ma è offerta a tutti attraverso una riflessione scientifica e culturale incisiva ed efficace. L’obiettivo alla base del progetto è credere che diverse fragilità, accompagnate con professionalità e passione, possono divenire l’una per l’altra una risorsa importante per la crescita e l’autonomia di tutti. «La nostra – sottolinea don Gennaro – è una sfida complessa e, nello stesso tempo, entusiasmante. Dobbiamo lavorare,  quotidianamente, per ridare una speranza ai giovani e a tutte le persone che si avvicineranno a noi. Per questo si chiama e vuole essere davvero una Cittadella della inclusione», conclude don Gennaro.

> di Paola Lamberti

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