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Università alleate ad Imprese (Parte I)

  26 Ottobre 2017
Le università Campane e l'alleanza con le Imprese.

Sempre più stretta la partnership tra ricerca e aziende: la parola ai Rettori degli Atenei.

Sono oltre 190mila gli studenti iscritti negli atenei della Campania, con un’offerta estremamente vasta di corsi di laurea, master e scuole di specializzazione. In questi ultimi anni le università campane hanno sviluppato un rapporto sempre più sinergico con il mondo della produzione, secondo la logica dell’open innovation, attraverso partnership nella creazione di idee innovative, portando le aziende direttamente all’interno degli atenei.

Università degli studi di Napoli Federico II

Il ruolo dell’università è centrale nell’innovazione è perché oggi la quasi totalità delle ricerche di punta vengono sviluppare all’interno del sistema universitario, da cui poi attingono sia le grandi che le piccole e medie imprese. “L’università – sottolinea Gaetano Manfredi, rettore dell’Ateneo Federiciano e presidente della Crui, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane – è anche il luogo dove maggiormente nascono imprese innovative, come start up e spin off: quindi senza un’università competitiva non si costruisce un sistema industriale competitivo”.

La competitività diventa strategica per il Sud…

L’Università Federico II è l’ateneo più grande del Mezzogiorno ed è quello che tutti gli indicatori nazionali individuano come più competitivo su uno scenario globale. Quindi abbiamo la responsabilità di essere il punto di riferimento del sistema industriale del Sud, sia per rafforzare quello che già c’è, ma soprattutto per essere un elemento di attrazione di nuovi investimenti e di nuove imprese globali, che sono determinanti per aumentare la base industriale del Mezzogiorno.

Come giudica il trasferimento di competenze dalla ricerca alla produzione?

Oggi il meccanismo è completamente cambiato: non si può parlare di trasferimento di competenze ma, nella logica dell’open innovation, di una partnership nella creazione di idee innovative tra università e impresa. Questo è il progetto che stiamo sviluppando portando le aziende all’interno dell’università e creando rapporti più strutturati con le imprese proprio per facilitare questo processo creativo di innovazione tecnologica.

Su quali settori competitivi puntare per rilanciare il sistema Mezzogiorno?

Sicuramente non si può prescindere dal manifatturiero avanzato, che rappresenta la base industriale italiana, che deve essere caratterizzata sempre più dall’alta tecnologia. Poi abbiamo la grande risorsa dell’agricoltura e di tutta la filiera del cibo, nella quale il Mezzogiorno ha un ruolo estremamente importate, nonché tutta l’industria creativa del Made in Italy, che può trovare nel Sud quei talenti che in un mondo globale rafforzano l’identità italiana, che piace molto sui mercati internazionali.

Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli

Puntare sugli incubatori per potenziare il sistema italiano e generare posti di lavoro. “L’università in molti casi si fa carico di questa innovazione – spiega Giuseppe Paolisso, rettore dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli – e di questa spinta propulsiva dal punto di vista socioeconomico e aziendale”.

In tal senso, qual è il ruolo dell’Ateneo?

Nel nostro caso abbiamo un territorio abbastanza ampio su cui interagisce e lavora l’Università. Un territorio anche complesso che rappresenta molti spunti positivi, dove l’Ateneo si deve fare promotore di iniziative che sono anche legate alle necessità del territorio stesso. Per effettuare una declinazione sempre più appropriata del rapporto con il sistema produttivo, dobbiamo promuovere innovazione soprattutto in settori come l’agrifood ed il controllo e la prevenzione delle malattie, che sono tematiche molto sensibili e molto importanti sul nostro territorio. Ma l’Università della Campania guarda con attenzione anche altri comparti legati all’area casertana, come quello della moda, dove Terra di Lavoro ha una lunga tradizione nello sviluppo tessile e delle fibre.

Quali sono gli spin off più importanti dell’Università Luigi Vanvitelli?

In questo momento Epi-C, sulla capacità di predire malattie partendo dall’epigenetica, ovvero dal rapporto tra ambiente e salute, e di come l’ambiente è in grado di interagire qualche volta in modo decisivo sulla genesi delle malattie. Un altro tipo di iniziativa è lo start up lab del Dipartimento di Economia, dove sono state generate diverse idee e che oggi permette agli studenti di poter concorrere nel vuoto dell’imprenditoria con idee molto originali quali, ad esempio, Boosha, un’app con la quale gli studenti hanno generato un sistema di book sharing internazionale, che permette di accedere allo scambio di libri a prezzi estremamente vantaggiosi con la possibilità di ricevere e dare libri in tutto il mondo.

Come agevolare il trasferimento dell’innovazione dalla ricerca all’industria?

E’ necessario affrontare due problemi per favorire lo sviluppo tecnologico: lo snellimento delle procedure burocratiche, lente e complesse, poi il sostegno economico ai giovani studenti per procedure non sono ne facili ne semplici per chi non ha una solida base economica di partenza. Se nel primo caso non è compito dell’università ma del sistema amministrativo, nel secondo stiamo mettendo a disposizione dei fondi per i giovani imprenditori che abbiano idee da brevettare sulle quali intendiamo investire per la brevettazione e favorire la loro partecipazione al mondo produttivo.

Università degli studi Suor Orsola Benincasa

“Ci stiamo spostando da un modello di Università che si occupa della formazione, basato sulla ricerca ma non sull’aspetto professionalizzante, ad una maggiore consapevolezza che la formazione, in particolare di qualità, deve essere capace di portare al suo interno degli obiettivi professionali”. Per Lucio d’Alessandro, rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa e vice presidente della Crui, questa connotazione dell’università deve essere sempre più diffusa anche nei settori relativi allo sviluppo della società e della persona.

Il Suor Orsola è un ateneo specializzato in Scienze Umane: come va declinato questo modello formativo?

Come attenzione alla qualità della persona, capacità di lettura critica della realtà, in una società in velocissimo cambiamento. Puntiamo a diffondere strumenti di conoscenza che valgono per tutta la vita, con una formazione di base forte che abbraccia valori anche umanistici. Questi obiettivi possono essere raggiunti con una formazione aggiornata a consapevole di quanto accade nei settori di riferimento e nel mondo della ricerca: l’università deve portare i giovani a contatto con il mondo, deve essere capace di fare rete con i mondi professionali.

Un’esigenza particolarmente sentita per Scienze della Comunicazione…

E’ un settore ormai maturo: con i nostri corsi di laurea e master (dalla Scuola di Cinema a quella di Giornalismo) ci siamo aperti al mondo social ed ai nodi di riferimento. Nel nostro Ateneo accoppiamo un metodo di lavoro che deve agevolare lo studente in una rete di stimoli e proposte, ma anche di persone. Per questo il Suor Orsola attua uno scambio continuo con il territorio, mantenendo la sua capacità di fare comunità. L’immagine che può rendere in modo efficace il nostro fare università è quella di un albero con solide radici ma carico di foglie per spargere i contenuti. Dunque, atenei radicati sul territorio, ma che hanno rapporti con il mondo.

Quali sono le principali innovazioni proposte dal Suor Orsola?

Siamo un ateneo in continuo aggiornamento e con un’offerta didattica in linea con le moderne esigenze. Penso al nuovissimo corso sulla Green Economy, unico in Italia nel suo genere, e allo sviluppo, con una forte spinta tecnologica, che in questi venti anni abbiamo dato a Scienze della Comunicazione, che oggi ha a disposizione un intero palazzo, una sorta di Commumication Tower, dove ad ogni piano corrisponde un aspetto della comunicazione (dalla radio al marketing). L’innovazione tocca anche ambiti quali la Psicologia, con l’analisi della robotica e del rapporto uomo-macchina-ambiente, la Storia dell’arte, aperta alle conoscenze di chimica e fisica, alla Giurisprudenza (dove abbiamo l’unico corso di laurea in legge del Mezzogiorno a numero programmato), con le nuove competenze sugli effetti della tecnologia sul diritto.

Quali opportunità ci sono per i laureati del Suor Orsola nel mondo del lavoro?

Curiamo il placement con un ufficio che mantiene i rapporti con le aziende per definire percorsi di lavoro, studio, stage, orientamento in uscita e diffusione curricola. Inoltre per la formazione degli insegnanti i nostri corsi sono a numero chiuso: i nostri studenti trovano lavoro, in particolare nella formazione primaria e del sostegno grazie al corso di laurea magistrale direttamente abilitante all’insegnamento. Attraverso una buona formazione e percorsi professionalizzanti dobbiamo restituire ai giovani coraggio e fiducia in sé stessi e nelle proprie idee.

Qual è il ruolo dell’Università, oggi?

L’Università attraversa la sua quarta dimensione, ovvero vive, per sua vocazione, le opposte realtà locale e globale che attraversano il mondo. L’Ateneo dovrebbe essere una “intraprendente impresa” capace, attraverso l’innovazione e la creatività, di cogliere le opportunità dell’economia globale. Sono proprio le università che operano da tempo nel settore del lifelong learning e che hanno affinato le capacità di placement, gli interlocutori più idonei e più attrezzati per sviluppare, a livello regionale e nazionale, quelle politiche attive di formazione professionale in grado di offrire concrete e reali possibilità occupazionali.

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