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Non solo soldi: L’economia dei beni culturali, formidabile leva di sviluppo

  27 Aprile 2017

Il triangolo delle Bermuda ed il triangolo italiano: Turismo, beni culturali e beni ambientali

Il triangolo delle Bermuda definisce un perimetro pericoloso, nel quale le navi scompaiono letteralmente e per sempre.

C’è un altro triangolo, l’Italia, che ha bisogno di costruire,  e non di affondare per sempre, molti progetti che possano e debbano prendere  forma per proiettare i risultati dei progetti e creare reti e collegamenti nel triangolo in questione e nel Sud in particolare. Culture, capacità e conoscenze si espandono, come le galassie.

Parlare, e lavorare, in termini di culture, capacità e conoscenze è esattamente il contrario della grande Abbazia, che Umberto Eco ci ha raccontato nel Romanzo del nome della Rosa: nella quale i padri della cultura e della sapienza addestrano gli eletti ed escludono gli ignoranti. Questo triangolo italiano si deve costruire attraverso tre poli: l’economia del turismo ed i suoi effetti sulle culture del mondo contemporaneo, l’insieme dei beni culturali e dei beni ambientali, che, in Italia, sono esuberanti, molteplici e straordinari.

I tre poli devono consolidarsi su se stessi e creare un grande palcoscenico nazionale.  L’economia del turismo, dei beni culturali ed ambientali è una leva possibile per la ripresa della crescita ma è difficile da maneggiare. Il prodotto “turismo” è una cerniera per allacciare la cultura e l’ambiente. I turisti consumano turismo: le emozioni e le sensazioni di un altrove, rispetto al proprio luogo di appartenenza e di residenza. Ma questo bene finale è un insieme di beni finali: il cibo di un ristorante, l’emozione di un viaggio, la ospitalità di un albergo, le grandi rovine di stagioni perdute, la scoperta di nuovi e  diversi stili di vita. Dietro questi beni finali una miriade di imprese, dagli artigiani alle grandi organizzazioni, producono le parti necessarie per i beni assorbiti dal turismo. L’effetto finale produce un reddito, per l’Italia, che è una spesa generata dal reddito di consumatori che spendono, se sono viaggiatori di altri paesi, una ricchezza che si aggiunge alla ricchezza italiana. Avviene, come nelle esportazioni, che i compratori soddisfatti dalla nostra offerta turistica allarghino i loro risultati e facciano espandere il nostro prodotto interno lordo.

E la relazione tra beni culturali e  turismo? I beni culturali hanno caratteri simili ai beni naturali: i consumatori diventano rivali nella loro fruizione. I pescatori tunisini competono con i siciliani per catturare il pesce del Mediterraneo: ed il pescato è un bene rivale. Questa contraddizione si manifesta anche nei beni culturali: esiste una rivalità tra le rovine della città di Pompei e quelle delle Piramidi. L’artefatto di quello che si può, e non sempre si riesce, a fare con i beni culturali, attira l’attenzione del turista. Beni culturali e turismo sono una catena complicata di creatività organizzativa e culturale. Per questo è difficile collegare beni culturali e turismo alla crescita economica. E ci ritroviamo con magri risultati perché non abbiamo un’adeguata attenzione. Non abbiamo saputo utilizzare ambiente e cultura: li abbiamo sprecati!

> Di Massimo Lo Cicero, 
Economista, docente universitario, revisore dei conti e giornalista

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