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DIANA, OTTANT’ANNI IN SCENA: LA CASA DEI DE FILIPPO E TOTÒ

  05 Aprile 2017

L’impresario Lucio Mirra racconta protagonisti e storia dell’importante teatro vomerese.

Cinquant’anni di teatro, spesi con entusiasmo e determinazione. 

Lucio Mirra è il depositario di una memoria storica fondamentale per ricostruire il teatro napoletano dagli anni ’60 ad oggi, di cui dà conto nel suo recente libro: “Che spettacolo! Tra teatro e cinema un viaggio lungo cinquant’anni (Homo Scrivens)”. Da cinquant’anni al timone del Teatro Diana, insieme alla moglie Mariolina e ai figli Guglielmo, Giampiero e Claudia, creando un’azienda forte, una famiglia teatrale per eccellenza, ha fatto della cultura il simbolo e lo scopo della propria vita.

La storia del teatro Diana parte da lontano: da Giovanni De Gaudio, padre di Mariolina, che lo fonda il 16 marzo 1933, rilevando uno spazio dove vi era un orto, nel quartiere del Vomero, decidendo di innalzarvi un teatro di 1400 posti. In quegli anni il Vomero iniziava a prendere forma, ad espandersi, come sale teatrali c’erano l’Ideal e la Sala Regina, ma Giovanni De Gaudio con il Teatro Diana compie un passo in avanti, tanto che sarà inaugurato dal principe Umberto di Savoia. Il teatro si fa largo presto, ospitando nomi prestigiosi: Ermete Zacconi, Emma Gramatica, Paola Borboni, il milieu della scena italiana, senza dimenticare napoletani come Raffaele Viviani, i tre fratelli De Filippo che in quegli anni con “Il Teatro umoristico: i De Filippo”, registrano un successo strepitoso. È proprio al Diana avviene la scissione tra Eduardo e Peppino, quando quest’ultimo durante le prove di una commedia apostrofa il fratello: “Duce, duce…”. La punta di un iceberg di incomprensioni, evidentemente, che covavano da tempo. Alla scomparsa di De Gaudio, il teatro viene gestito da uno zio di Mariolina ma quando anche questi muore, Lucio e Mariolina, nel frattempo giovani sposi, si trovano ad assumersene la responsabilità.

“In quegli anni – racconta Lucio Mirra – a Napoli c’erano il Teatro Stabile  Mercadante, che chiuse proprio agli inizi degli anni ’60, il Politeama che, dopo un incendio disastroso, venne rilevato da Nino Taranto il quale lo gestì in modo superiore alla sue possibilità – vi subentrò Scarano che aveva un teatro a Portici e coordinava al Teatro Mediterraneo la “primavera della prosa” , il San Ferdinando che Eduardo aveva riaperto verso la metà degli anni ’50, e noi con il Diana. Non era una impresa facile, nei primi tempi alternavamo il cinema al teatro e ci appassionammo. Per Mariolina era continuare la tradizione familiare, per me iniziare un nuovo percorso. Infatti, laureato in legge, lavoravo alla “Tirrenia”, col tempo abbandonai questo lavoro per dedicarmi interamente al teatro. Il primo spettacolo lo ospitammo nel 1964 “Scanzonatissimo” con Alighiero Noschese, Antonella Steni, Elio Pandolfi e Pippo Baudo, un successo enorme. Fino al 1977/78 il teatro ospitò film e spettacoli ma, nel frattempo, avendo rilevato il cinema Plaza spostammo in quel luogo le programmazione dei film. Un giorno ci contattò l’attore Ugo D’Alessio per la nostra prima produzione: era andato via dalla Compagnia teatrale di Luisa Conte ed aveva chiesto a Eduardo De Filippo, che in quel periodo ne aveva l’esclusiva, di poter mettere in scena alcune commedie di Scarpetta. Eduardo gli concesse “Li nipute de lu’ Sinneco”, “Tre cazune furtunate” e un testo di Paola Riccora “’O signore d’ ‘o cinematografo”. Quello fu il nostro primo successo, in scena insieme a D’Alessio c’erano Giacomo Rizzo, Nello Ascoli, Nunzia e Nuccia Fumo. Quando D’Alessio morì venne sostituito da Giacomo Rizzo. In seguito producemmo i fratelli Giuffrè – s’innamorarono letteralmente del Teatro Diana – un sodalizio che è durato per 32 anni prima con Aldo e Carlo insieme e poi soltanto con Carlo. Tanti spettacoli di successo: “Natale in casa Cupiello”, “Le voci di dentro” di cui Luca De Filippo concesse i diritti, “La fortuna con l’effe maiuscola”, con Aldo e Carlo, che in 3 anni festeggiò 700 repliche. Producemmo Lina Sastri, alcuni spettacoli con la regia di Giuseppe Patroni Griffi (tra cui “Napoli Milionaria” e “Sabato, domenica e lunedì”) anche lui amava molto il nostro teatro, vi rappresentò la trilogia pirandelliana dove c’era Mariano Rigillo. Abbiamo prodotto Luigi De Filippo, Riccardo Pazzaglia, Gino Rivieccio che abbiamo lanciato noi, fino ad arrivare a Vincenzo Salemme”.

Lucio e Mariolina sono stati scopritori di talenti, oltre ad essere i pionieri di una politica degli abbonamenti che oggi costituisce il “sale” del teatro italiano.

“Iniziammo con 500 abbonati – ricorda Mirra – e con un numero di giorni maggiore rispetto al Politeama, che aveva solo 4 giorni in abbonamento. Esordimmo con 12/13 giorni invogliando le compagnie teatrali ad essere ospitate da noi, che garantivamo un numero maggiore di repliche. In seguito i nostri abbonati sono aumentati fino ad averne 9600 in un anno. Abbiamo vinto due volte il biglietto d’oro Agis, che si teneva a Taormina organizzato da Pippo Baudo, con le produzioni di “La fortuna con l’effe maiuscola” e “La signora delle Camelie” con la Sastri”.

Cinquant’anni senza mai cedere. Qual’è stata l’intima essenza di tanto entusiasmo, il sentimento che l’ha animato in questo tempo?

“E’ un mestiere che appassiona, non si può fare in modo impiegatizio, io e mia moglie lavoravamo fino a mezzanotte, viaggiavamo per andare a vedere spettacoli che avremmo potuto ospitare Napoli. Facevamo dei veri tour de force, il teatro ci ha riempito la vita. Siamo stati i primi a far provare e a debuttare le compagnie di nostra produzione fuori Napoli. A Tolentino, ora purtroppo colpita dal recente terremoto, c’è un piccolo teatro lirico dove spesso abbiamo provato i nostri spettacoli, così come a Orvieto, Fabriano. E siamo anche stati quelli che hanno diffuso il teatro napoletano fuori Napoli. Abbiamo portato le produzioni napoletane in tutta Italia e anche all’estero, con i Giuffrè e Luigi De Filippo”.

Sua moglie Mariolina, donna discreta, dolce ma volitiva, di grande gusto e competenza è stata la musa ispiratrice della vostra storia culturale, oltre ad essere grande compagna di una vita. Un ricordo di lei.

“Iniziammo insieme dopo esserci sposati, Mariolina non si era mai occupata di cinema e teatro. Ci siamo sposati presto, la nostra vita è andata avanti di pari passo con il teatro. Si può dire che a casa nostra con i figli si parlava solo di teatro. I ragazzi sono nati e cresciuti a pane e teatro, loro già a 14 – 15 anni ci davano i consigli. Mariolina non si stancava mai, erano d’abitudine, ad esempio, le cene memorabili del dopo teatro con le compagnie teatrali (Alberto Lionello voleva sempre il sartù di riso). Avevamo una casa grande, organizzavamo cene per 20 – 30 invitati ma talvolta arrivavano anche 100 persone. Mia moglie era una appassionata di teatro ancora più di me, anche se non se ne era mai occupata prima di allora, aveva un gusto teatrale preciso. Aveva vissuto da bambina l’atmosfera teatrale, il padre la portava spesso a teatro: a sei anni aveva iniziato a suonare il violino, una sera ad una nuova inaugurazione del Teatro Diana (quando nel ’47 scoppiò nel porto di Napoli la nave “Caterina Costa”) il padre le fece esibire.”

I suoi figli: Guglielmo, Giampiero e Claudia sono impegnati anche loro nella gestione del teatro. Non hanno avuto altri desideri lavorativi?”

“I figli si sono appassionati al teatro come noi, ed è stato un bene, se non avessimo avuto dei figli interessati a questo mestiere non avremmo continuato a farlo, l’abbiamo fatto anche per loro che oggi sono parte attiva. Giampiero si è trasferito a Roma e cura il nostro ufficio produzione, Guglielmo si occupa della gestione, Claudia della comunicazione e dell’ufficio stampa. Solo Guglielmo che si laureò in Economia e Commercio con 110 e lode venne chiamato alla Fiat dopo essere risultato primo ad un corso dello Stoa ma rifiutò subito, voleva lavorare con noi.”

C’è ancora uno spettacolo che vorrebbe produrre, un attore da ospitare?

“Ora produciamo Leo Gullotta e Vincenzo Salemme, abbiamo prodotto un testo che lo scrittore Maurizio De Giovanni ha scritto per noi “Ingresso indipendente” con Serena Autieri e Tosca D’Aquino. Continuiamo a fare produzione ma i tempi sono cambiati, prima le compagnie giravano per tutto l’anno, oggi i teatri sono diminuiti e così giorni di programmazione ma noi continuiamo.”

La memoria torna alle tante eccellenze ospitate nel teatro Diana, da Alighiero Noschese a Nino Taranto, Peppino e Luigi De Filippo, Giuseppe Patroni Griffi, Enrico Maria Salerno, Glauco Mauri, Alberto Lionello, Aldo e Carlo Giuffrè, Massimo Ranieri, Giorgio Gaber, Mariangela Melato, Pupella Maggio, Vincenzo Salemme e tantissimi altri, fino ad arrivare a Marcello Mastroianni che presentò, poco prima di morire, “Le ultime lune” di Furio Bordon, con un successo strepitoso di critica e pubblico. Tutti questi straordinari attori, registi, sono effigiati in tante foto che costellano lo studio di Lucio Mirra e danno la dimensione di quanto “teatro” importante sia passato attraverso il Teatro Diana, quanti momenti belli e indimenticabili ha visto il pubblico che affolla la sala del Vomero, quanta vita meravigliosa, attraverso altre vite, sia stata vissuta e si vivrà ancora al Teatro Diana.

> di Delia Morea

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