Itinerari luoghi e sapori

home > Itinerari luoghi e sapori> Palazzo Serra di Cassano: tra Rivoluzione e Cultura

Palazzo Serra di Cassano: tra Rivoluzione e Cultura

  20 Gennaio 2017

La storia della rivoluzione napoletana nella sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

Quel portone chiuso urla ancora giustizia.

La decapitazione di Gennaro Serra a Piazza Mercato il 20 agosto 1799 è uno di quegli spartiacque a cui spesso la storia ci costringe ad assistere e il cui esito spinge le sorti di un popolo in una direzione oppure in un’altra.

L’esperienza della Repubblica Napoletana in quel fatidico anno, seppur non priva di significativi errori che Vincenzo Cuoco ha ben evidenziato nel suo celebre saggio, rappresenta comunque uno dei più suggestivi esperimenti politici della storia moderna. Un esperimento, purtroppo, punito senza appello e con vendicativa ferocia da un re, Ferdinando IV, prima pavidamente scappato innanzi alla sommossa, e poi, dopo che Horatio Nelson e i sanfedisti avevano ristabilito l’ordine, tornato con l’esplicito intento di cancellare quelle sacrosante libertà che per pochi mesi avevano tentato di affermarsi nella capitale del Regno. Sarà, forse, per questo che Croce ebbe per entrambi, Ferdinando e Nelson, giudizi non del tutto lusinghieri.

Ma, come detto, fu proprio dal palazzo Serra di Cassano che fu espressa la condanna più “fiera” e, al contempo, “forte” per quella carneficina generazionale che privò Napoli delle sue migliori intelligenze. E se, allora, il principe Luigi, con la chiusura dell’ingresso del suo palazzo, volle dare un duro colpo di sferza alla sua città per indurla a reagire alla barbarie dominante, lo stesso fecero, sempre da qui, Enrico Cerulli, Elena Croce, Gerardo Marotta, Pietro Piovani e Giovanni Pugliese Carratelli quando fondarono, nel 1975, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

L’Istituto divenne fin dall’inizio non solo un centro culturale (ri)conosciuto in tutto il mondo, ma soprattutto un pungolo costante volto a spronare quel periodico torpore culturale in cui ricadono di tanto in tanto i napoletani.

L’antica dimora dei Serra di Cassano è un edificio che gode di un’architettura splendida, a partire dal suo magnifico scalone progettato da Ferdinando Sanfelice che si apre in un cortile ottagonale bianco, richiamo della facciata principale del Palazzo Doria d’Angri. I dipinti settecenteschi di Giacinto Diano e Alessandro Tiarini abbelliscono i numerosi ambienti, impreziositi da stucchi roccocò che lasciarono a bocca aperta, durante il famoso “Ballo dei re”, tanto Gianni Agnelli che l’ultimo Scià di Persia.

Non è possibile non far menzione, poi, dell’immensa biblioteca messa insieme da Marotta in quasi mezzo secolo e che oggi vive, come tutto l’Istituto, in una paradossale condizione tribolata, sperando che anche questo “caso” possa diventare quanto prima un “iucunda memoria est praeteritorum malorum” (trad. è anche piacevole il ricordo dei mali passati).

 

> di Roberto Colonna 

 

condividi su: