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Ispirazione e Passione: ecco perchè torniamo a Napoli

  20 Gennaio 2017

I Manetti Bros hanno scelto di nuovo il capoluogo partenopeo per girare il loro noir musicale

Ci hanno preso gusto con il film precedente. Ed ecco che i Manetti bros. hanno scelto ancora una volta il capoluogo partenopeo per fare da sfondo alle avventure del loro ultimo noir. Sì, perché dopo il successo di “Song’ e Napule” i due registi romani sono tornati tra i vicoli di Napoli, con l’entusiasmo di chi ama questa città con tutte le sue contraddizioni.

Manetti bros., ancora una volta a Napoli. Di cosa parlerà questo nuovo film in lavorazione?

Si tratta di un musical in salsa noir. Non è una novità per noi che abbiamo esperienza passata come registi di video musicali. E ovviamente anche il genere è quello che contraddistingue da sempre la nostra cinematografia. La colonna sonora, parte fondamentale di questo film è originale e l’abbiamo affidata a Raiz, che si è adeguato alle nostre richieste e ha scritto testi in italiano. “Song’ e Napule” parlava di musica, era il fulcro della storia del film. Qui la trama è molto diversa e la musica c’è, ma è solo lo strumento attraverso il quale si racconta questa ‘commedia action’. Insomma, si balla, si canta e si spara. Nel cast ci sono ancora Giampaolo Morelli e Serena Rossi, a cui si sono aggiunti Claudia Gerini e Carlo Buccirosso.

Cosa vi ha portato nuovamente a Napoli?

Prima di tutto, noi raccontiamo Napoli per amore. Il termine giusto per giustificare la nostra scelta è ‘ispirazione’. Ci eravamo accorti che Napoli da un paio di anni veniva raccontata dal cinema, dalla letteratura, dalla televisione solo attraverso l’aberrazione urbanistica delle vele di Scampia. Oggi qualcosa sta cambiando e l’immagine di una meravigliosa città cartolina prevale su quella negativa fatta solo di crimine e spazzatura.

A proposito di crimine, che differenza c’è tra quello che intendete raccontare in questo film e quello che invece traspare in produzioni di altri registi che consegnano allo spettatore una Napoli criminale?

Nel nostro film non c’è nessun tentativo di racconto sociale del crimine. Siamo registi noir che vengono a Napoli per raccontare il carattere e la vitalità dei napoletani e non per indagare sui risvolti sociali della delinquenza. Certo, ci sono i buoni e i cattivi nei nostri film, ma perché è il genere che ce lo impone. E non perché sia ambientato a Napoli.

Qual è la vostra Napoli?

Abbiamo girato molto questa volta. Dai vicoli del centro storico alle attrazioni sulla costa, passando per il porto. Abbiamo scoperto l’incantevole Posillipo, meraviglia nascosta che ci sembrava una semplice strada in salita, salvo scoprire le sue insenature e i suoi parchi privati. Senza tralasciare i luoghi simbolo come Piazza Plebiscito e la piacevole scoperta della Sanità e della sua gente, un posto magico dove ci hanno accolto e fatto sentire importanti. Ricordo che eravamo nella piazza antistante la chiesa di san Vincenzo alla Sanità e dovevamo realizzare un’inquadratura dall’alto. Chiedemmo alla pizzeria di fronte il favore di fare una ripresa dal loro piano alto. Nonostante stessero chiudendo, ci hanno fatto entrare e ci hanno lasciato persino le chiavi, pur non conoscendoci affatto. Poi, una volta tornato, il titolare ci ha anche offerto la pizza.

Napoli è una città complessa. È stato difficile per voi lavorare nel cuore di una città che spesso ha fatto desistere molti registi?

Crediamo che “Song’ e Napule” sia stato una testa di cultura e la collaborazione di persone che sembrano non aspettare altro che accogliere in casa una troupe o prestare la loro automobile d’epoca per rendere più pittoresca la scena di un inseguimento. Ci è capitato anche questo.

>Di Giulia Savignano

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