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Vertebroplastica e cifoplastica

  19 Giugno 2016

Chirurgia mini-invasiva per le fratture vertebrali da osteoporosi

In Italia ogni anno si verificano oltre 100mila nuove fratture vertebrali, un terzo delle quali richiede un ricovero ospedaliero. La causa principale è rappresentata dall’osteoporosi, malattia sistemica dello scheletro caratterizzata da una bassa densità minerale ossea e da una progressiva alterazione della microarchitettura interna del tessuto osseo che si accompagnano ad un aumento del rischio di frattura. Altre possibili cause di fratture vertebrali sono rappresentate dai traumi, da tumori – metastasi, angiomi, mieloma – o da prolungate terapie con farmaci cortisonici. Dal punto di vista clinico una frattura vertebrale determina, innanzitutto, un violento dolore in regione dorsale o lombare a seconda della localizzazione della vertebra interessata, ma può anche causare immobilità, deformità scheletrica, difficoltà respiratoria, un rischio cinque volte superiore di altre fratture vertebrali, eventuali disturbi da compressione delle strutture nervose.

Le terapie tradizionali prevedono l’immobilizzazione del paziente e l’applicazione di scomodi busti metallici che non eliminano il dolore, fortissimo ed invalidante, per cui si rende necessario somministrare antidolorifici oltre al rischio di trombosi venose profonde.

Da alcuni anni, però, è stata introdotta una nuova metodica in grado di risolvere con effetto immediato il problema delle fratture vertebrali: la vertebroplastica, procedura chirurgica poco invasiva il cui scopo è prevenire e curare le fratture vertebrali e il dolore conseguente, mediante l’iniezione di pochi ml di cemento acrilico (polimetacrilato) nel corpo vertebrale fratturato. L’introduzione del cemento determina il consolidamento dell’osso fratturato con conseguente risoluzione del dolore, mentre la temperatura sviluppata durante la polimerizzazione – circa 75-90°C- causa la necrosi del tessuto tumorale in caso di lesioni neoplastiche.

La cifoplastica è un’evoluzione della tecnica precedente che prevede, prima dell’iniezione del cemento, anche un parziale ripristino della conformazione della vertebra fratturata attraverso un cateterino a palloncino. Entrambe le procedure vengono eseguite in anestesia locale con l’introduzione di un ago dedicato all’interno della vertebra sotto controllo radiografico (RX o TAC) che ne permette il preciso posizionamento. La vertebroplastica rappresenta oggi il trattamento di prima scelta nelle fratture da osteoporosi e nelle metastasi vertebrali. Nelle fratture da osteoporosi a 24 ore dal trattamento il dolore è praticamente scomparso e il paziente può tornare a camminare. Nelle metastasi, invece, è stato dimostrato che il cemento non si limita soltanto ad eliminare il dolore, ma provoca soprattutto la morte di gran parte delle cellule tumorali nella zona trattata.

La vertebroplastica è invece controindicata in caso di: fratture vertebrali con compressione midollare o frammenti nel canale, diatesi emorragiche (alterazioni della coagulazione del sangue), infezione (spondilodiscite). 

I risultati della Vertebroplastica prevedono la scomparsa o la significativa riduzione del dolore in una percentuale variabile dal 90% al 95% dei pazienti trattati con una bassissima percentuale di complicanze maggiori ( inferiore all’1% ). Inoltre tale procedura viene effettuata quasi sempre in day-hospital evitando così ricoveri prolungati e riducendo i costi per le Aziende Sanitarie.

> di Prof. Luca Serra (Neurochirurgo)

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