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Una penna per amica

  19 Giugno 2016

La Bic di Renatti disegna il mondo in bianco e nero

Si chiama Mariarita Renatti, è di Torre del Greco e ha studiato pittura all’Accademia delle belle arti di Napoli. Ad oggi, la ventisettenne lavora come “artista” a tempo pieno, attirando la curiosità di molti, non solo perché dipinge, e lo fa bene, ma perché lo fa servendosi di uno strumento in genere sottovalutato e riservato a ben altri utilizzi. “La pittrice con la Bic”, così si inizia a parlare di lei a Napoli e lei dal canto suo sembra accogliere il soprannome con simpatia.

La sua arte ha fin da subito riscosso un successo tale da attirare anche la curiosità della nostra testata, che ha incontrato Mariarita per scoprirne di più. La Renatti si racconta, accompagnandoci attraverso il percorso che ne ha fatto una neo artista.

Nonostante la giovane età sta riscuotendo un notevole successo nel mondo dell’arte. Ci racconti del suo lavoro e dei suoi primi passi
Ho sempre avuto un amore innato per l’arte, da piccola adoravo riprodurre sotto forma di disegni i dipinti più illustri. Ho iniziato il mio percorso con la pittura, successivamente ho scoperto diverse tecniche artistiche, fra le quali l’incisione a puntasecca della quale mi sono letteralmente innamorata. Il mio mentore nonché maestro è da sempre Aniello Scotto, con il quale il rapporto di interscambio e ispirazione non è mai cessato, al punto tale da a spingermi ad utilizzare la penna come “pennello”.

Ed è così che nasce la sua arte…
La mia arte nasce dall’esigenza di scoprire me stessa, dal bisogno di raccontare la mia vita su tela, ma senza alcun riferimento cronologico-temporale che sfiori il realismo; ciò è visibile negli sfondi neri che escludono qualsiasi dimensione storiografica. Come facilmente si evince dalle mie opere, i miei topoi sono riconducibili alla figura della donna, intesa come genesi dell’umanità, sacrificio nella famiglia, rifugio sicuro: questo il mio punto di forza.

Dunque una penna per amica… perché ha scelto proprio una Bic fra i differenti mezzi che un disegnatore ha a disposizione?
Ho cominciato ad utilizzare la penna per caso, realizzavo dei bozzetti per l’incisione, poi ho avvertito l’esigenza di raccontare le mie storie su grandi formati e così ho iniziato a “dipingere” su tela e da lì non mi sono più fermata.

I suoi quadri sono monocromatici, perché disegnare il mondo in bianco e nero?
Realizzo le mie opere in monocromatico perché adoro i contrasti di luci ed ombre, le tante sfumature che si creano, l’intensità del nero e la potenza della bianco.

Ci può anticipare qualche suo progetto futuro: gallerie, mostre?
Ho tanti progetti in cantiere, ma preferisco non dire nulla per scaramanzia e invito chi apprezza il mio lavoro a seguire la mia pagina artistica su facebook, che aggiorno di volta in volta pubblicando eventi ed esposizioni a cui prendo parte.

Conta di cambiare “strumento” o di continuare con la sua Bic ancora per un po’?
La penna è uno “strumento” che mi permette di esprimere in maniera chiara e diretta il mio pensiero, anche se mi impone tempi di esecuzione a volte infiniti, specialmente per la realizzazione del nero di fondo. Ma questi inconvenienti, se così vogliamo definirli, non mi pesano più di tanto…anzi, creano fra me e i miei lavori un legame ancora più profondo. Non so da qui a breve come cambierà il mio modo di esprimermi, ma credo che non abbandonerò mai definitivamente questo amatissimo “strumento”… abbiamo ancora tante altre cose da raccontare.

> di Letizia Laezza

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