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Procida, Nappa e Fiorillo, universi a confronto

  09 Agosto 2019

Dal 9 al 20 agosto la Chiesa di S. Margherita a Procida mette a confronto due Maestri, che con le loro opere, sebbene su correnti pittoriche diverse, hanno caratterizzato sin dagli ani ’70 l’evoluzione del post-impressionismo.

Luigi Nappa e Italo Fiorillo, come sottolinea Raffaele Girelli, curatore della mostra procidana, “dopo tanti anni hanno raggiunto una convergenza  ed entrambi emergono per una coincidenza di corrente artistica, che si impone sullo stesso piano di aspettativa creando emozioni, che, ove accolte, creano una simbiosi di risultati tra creatore  e fruitore. Nel loro caso si può quindi parlare di Arte contemporanea in movimento, che unisce questi artisti”.

Luigi Nappa, navigatore di lunga esperienza, sempre con Procida e l’arte nel cuore, reinterpreta colori, architetture e paesaggi isolani elaborando un tratto distintivo che rende riconoscibile la sua cifra artistica in tutto il mondo. “Luigi Nappa – spiega lo stesso Fiorillo – pone in essere una serie di ricerche innovative inerenti la tecnica dei colori e delle luci, in effetti, utilizza due diverse tipologie di tecniche pittoriche. Con la prima gioca sull’ irregolarità dei soggetti che egli mette sulle sue tele privilegiando l’effetto del colore rispetto al segno grafico, colori prevalentemente morbidi che instaurano un’aspettativa di dialogo, mentre con la seconda, ricostruisce nervosamente dal nulla sensazioni vibrate e profonde in maniera marcata, spesso oggetto di correzioni e sovrapposizioni dove la fantasia, l’amore, la sessualità, l’istinto del dramma interiore, appaiono il frutto qualificabile in una unitaria ipotesi di neoespressionismo evolutivo. Nappa sa utilizzare l’arte come un messaggio culturale contro un mondo che gli appare sempre più inutile e laido e non più memore di se stesso”.

Italo Fiorillo, pittore avvocato (non è un caso la priorità identificativa), romano d’adozione, non dimentica nelle sue opere una solarità tutta napoletana. “Fiorillo dipinge l’essenziale – dice il critico e maestro d’arte Alfio Borghese – disegna con tratti unici e decisi i suoi nudi di donna, affonda il pennello sulla tela per realizzare immagini alcune volte monocrome alternate ad altre policrome dove il colore prevale sulla forma. Usa la spatola su supporti più resistenti per paesaggi che fondono insieme le Meraviglie, il cielo e il mare della sua Napoli. La china per silhouette di corpi senza volto e senza chiaroscuri, l’apparente semplicità e caratteristica di questo artista fonde momenti di grande forza emotiva ad altre di nostalgia evocativa con ricordi presenze e assenze. Compone e scompone le sue immagini in un racconto intimo alla ricerca di un senso comune nell’attuale società nella speranza e convinzione che il sapere l’arte e la bellezza siano la strada per il progresso dell’uomo”.

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